di Andrea Fantucchio
Il mestiere più antico del mondo non conosce crisi. Quattro miliardi: tanto spendono in media gli italiani per il sesso a pagamento. Un terzo del fatturato che viene fuori dal mercato della droga. Numerose case del sesso scoperte anche in Irpinia, una mantra che ritorna: non sarebbe ora di regolamentare la prostituzione? Quanto potrebbe valere questa «industria sommersa» per le casse dello Stato? Spinti dai commenti dei nostri lettori, abbiamo dedicato un approfondimento all'argomento.
Fatturato a nove zeri
In Italia le prostitute oscillano fra 75mila e 120mila, per 9 milioni di clienti. Dal 2007 al 2014 si è avuto un boom del mercato del sesso, passando da 70mila a 90mila prostitute, con un numero di clienti che è cresciuto da due milioni e mezzo a nove. E un aumento del fatturato che ha sforato i 3,6 miliardi annui: un “+” 25 per cento che dimostra come il settore del sesso a pagamento non conosca crisi.
Da dove vengono le prostitute?
Per il Codacons sono aumentate le professioniste che esercitano in casa: più del 40 per cento. Oltre la metà è straniera: la maggioranza viene dall'Europa dell'Est (Albania, Bulgaria, Ucraina, Romania) e dall'Africa (in particolare Nigeria). In crescita le prostitute cinesi che prediligono il sesso al chiuso (case, centri massaggi, ecc.)
Chi sono i clienti?
La clientela è variegata: chi sceglie il sesso in strada ha un'età media fra 35 e 50 anni, un livello di istruzione basso o molto basso, spesso sposato o con partner regolare. I single senza figli, con età fra 25 e 35, e un livello di istruzione medio alto, puntano sulla prostituzione via web.
Il sesso su internet
Internet è una cassa di risonanza ideale per pubblicizzare l'offerta ma sono tante anche le «attività collaterali» che si svolgono direttamente in rete. Un esempio? Le «cam girls»: vengono pagate per mostrare il proprio corpo senza aver rapporto diretto con il cliente. Un mercato di clienti fissi da 18mila persone di media che cresce vertiginosamente se si considerano anche quelli occasionali.
Le leggi in materia
E la legge che fa? Pochissime le denunce per reati legato allo sfruttamento o favoreggiamo della prostituzione. E' sufficiente dare un'occhiata alle carceri: nel 2016 erano appena 724 i detenuti per questi reati su 138mila persone che rappresentano l'intera «popolazione carceraria».
Pochi anche i sondaggi sul tema. Anche se l'opinione pubblica sembra protendere per la depenalizzazione del fenomeno. Tanti i favorevoli, il leader leghista Matteo Salvini in testa, alla «riapertura delle case» e al «pagamento delle tasse da parte delle prostitute».
E il resto d'Europa che fa?
In nessuna delle grandi nazioni europee, Russia a parte, la prostituzione è vietata. Se Germania, Grecia e Olanda, sono le «più aperte» in questo settore con una regolamentazione già matura, in Spagna assistiamo a una burocrazia complessa e per certi versi contraddittoria: ad esempio le case chiuse sono consentite ma ci sono leggi molto severe sul favoreggiamento.