di Simonetta Ieppariello
Abusata da un gruppo imprecisato di uomini. Violentata e ripresa con i telefonini, dopo essere stata stordita con la droga. Tutto sarebbe accaduto nell'ultimo giorno di una vacanza in costiera sorrentina in un hotel. Violenza sessuale aggravata dalla somministrazione di sostanze stupefacenti. E' questa la drammatica ipotesi formulata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata a carico di cinque tra dipendenti ed ex dipendenti di un albergo della costiera sorrentina, che sono stati arrestati dai poliziotti del commissariato di Sorrento e della squadra mobile di Napoli alle prime luci dell'alba. Ma la violenza di gruppo coinvolgerebbe altre persone, un numero imprecisato di uomini, che avrebbero preso parte alla scioccante storia di violenza. La vittima una 50enne inglese, ha poi denunciato tutto e le indagini hanno ricostruito i fatti.
Secondo i pm oplontini, nell'ottobre del 2016 gli uomini avrebbero prima drogato con la cosiddetta «droga dello stupro» (Z-drugs e benzodiazepine) e poi abusato in gruppo di una turista inglese ospite della struttura ricettiva. In carcere sono finiti cinque tra lavoratori ed ex dipendenti.
Tutto sarebbe accaduto durante l'ultima sera di permanenza della donna nella struttura. In quell'occasione due dei cinque arrestati, barman in servizio presso la struttura alberghiera, avrebbero offerto alla donna 50enne e a sua figlia un drink contenente la «droga da stupro».
Poi avrebbero portato la 50enne nel locale nell'adiacente locale piscina, dove entrambi i barman avrebbero abusato di lei. Ma quella, secondo i pm oplontini, sarebbe stata solo la prima parte di un incubo di violenza più lungo. La tesi dei pm parlerebbe di un secondo stap di abusi. Secondo l'accusa la donna sarebbe stata data in consegna a un altro dipendente dell'hotel che la avrebbe portata all'interno di una stanza alloggio del personale, dove ad attenderla vi era un numero imprecisato di uomini - almeno una decina - molti dei quali nudi, che a turno l'avrebbero violentata. La donna sarebbe stata anche fotografata e ripresa dal branco con i telefonini. Ultimata la violenza di gruppo, uno di loro poi la avrebbe riaccompagnata al piano della stanza.
Rientrata in Gran Bretagna la donna denunciava l'accaduto alla polizia del Kent: qui è stata sottoposta al prelievo di campioni biologici e ad accertamenti medico legali, durante i quali i sanitari britannici hanno referato lividi ed ecchimosi su tutto il corpo della donna. È stato possibile pervenire all'identificazione solo di alcuni dei componenti del gruppo, tutti dipendenti dell'hotel, prima attraverso l'esame dei dispositivi sequestrati al personale maschile in servizio presso la struttura, da cui è emersa una chat chiamata «Cattive abitudini», dove gli autori dello stupro commentavano l'accaduto, nonché altri scambi di messaggi contenenti anche le foto della donna durante la violenza; il rilevamento della presenza del Dna degli indagati sul corpo della vittima ed in particolare sulle aree interessate dalla violenza; la foto dei due barman scattata dalla cittadina britannica con il proprio telefonino; la presenza di un tatuaggio a forma di corona sul collo di uno degli autori dello stupro, così come descritto dalla vittima.
L'esame tossicologico sui campioni biologici della donna (urina e capelli) ha inoltre fatto emergere la somministrazione - nel periodo temporale coincidente con il denunciato stupro - di sostanze appartenenti alle classi farmacologiche meglio conosciute come «droga da stupro» in grado di alterare la capacità di autodeterminazione della vittima e la sua capacità di reazione.