In principio fu Crosetti con la sua sensazionale scoperta dei motivi per cui la Juventus domina il campionato italiano da ormai 7 anni: è più forte e ha la rosa più lunga, solo incidentale è il favore che gode in ambito arbitrale. Per fortuna però Repubblica è riuscita ad andare oltre, sfoderando ieri un mirabile articolo di Angelo Carotenuto che analizza la situazione del campionato italiano provando ad andare oltre il dogmatismo crosettiano.
La forza è data dal potere: potere che si è creato comprando più o meno tutti i giovani promettenti italiani e stranieri e avendo una settantina di tesserati in pancia, 30 in rosa, 41 fuori in prestito. Normale che con 41 giocatori forti in prestito, da Caldara a Orsolini a Mandragora a Spinazzola, a Keane per dire i più famosi, hai un potere notevole sulle piccole. A ciò si aggiungono dirigenti che orbitano attorno al mondo bianconero e il monopolio quasi totale degli ex campioni bianconeri che commentano in tv le sorti del campionato italiano.
Insomma: una sorta di regime di monopolio, creato in maniera assolutamente meritoria e con intelligenza, come faceva notare Mughini commentando negativamente l'articolo, dalle ceneri di una società post retrocessione. Certo, restano molte ambiguità, sulla posizione dominante ma anche su alcune commistioni: i rapporti affettuosi tra Allegri e Taglia non sono illeciti ma inopportuni, e, come scrive Carotenuto, andrebbero tenuti a freno in particolare dagli arbitri, sapendo che solo 12 anni fa accadde quel che è accaduto, con il rapporto tra la Juve e gli arbitri uscito male, molto male dagli ambienti tribunalizi.
E' una questione di costume dunque: alla Juve tocca costantemente difendere gli scudetti vinti, i trionfi e il dominio dalle accuse di eccessiva benevolenza dagli arbitri, quando si è morbidi. Storicamente, ci sarebbe da aggiungere, nessuno se non complottisti da scie chimiche avrebbe da eccepire sugli anni del dominio milanista di Sacchi e Capello o dell'Inter di Mancini e Mourinho, per contro nell'immaginario collettivo si guarda con sospetto a diversi dei 34 trionfi bianconeri...meglio evitare di commentare se poi, come in maniera spudorata sta avvenendo, si parla di 36 trionfi.
Un sospetto reso ancor più forte, come viene spiegato nell'articolo, da una sorta di convinzione malcelata, anzi, quasi ostentata negli ultimi anni, di vivere al di sopra delle regole: abbracci e commenti affettuosi a un arbitro incuranti di telecamere e altro non è illecito, è inopportuno, ed evidenzia la convinzione che “Io Posso”. Le dichiarazioni di Buffon o di Chiellini davanti alle telecamere evidenziano una probabilmente inconscia e innocente pretesa di benevolenza quando la benevolenza manca. I continui atteggiamenti irriverenti in campo di alcuni calciatori, vedi Lichtesteiner, Pjanic o lo stesso Chiellini e le non sanzioni per comportamenti sanzionabili da regolamento evidenziano la (sempre probabilmente inconscia) concezione di essere “un po' più uguali degli altri”.
D'altronde però Carotenuto aggiunge una riflessione importante: di certo non si può pretendere che sia la Juventus stessa ad offrire un'alternativa per uscire dalla noia e soprattutto dagli equivoci.
Tradotto, nella momentanea vacatio delle milanesi ancora in cerca di un ruolo e di una dimensione che, sarebbe da aggiungere, con le proprietà cinesi sono molto difficili da trovare, chi ambisce a fare da concorrente non può semplicemente affidarsi a riflessioni lucreziane sulla natura matrigna per giustificare il gap.
Un gap incolmabile per quel che attiene alle risorse, è palese, ma colmabile se si ragiona su strutture e scouting: la Juve il suo stadio se l'è fatto, altrove si ragiona ancora di terreni, sindaci e fratelli dei sindaci. La primavera Juve è quasi sempre ai vertici, anche grazie alle strutture ma non solo, altrove l'ultimo giocatore lanciato nel calcio che conta è Insigne e il massimo risultato raggiunto è stato un ottavo di finale in campionato in sei anni.
Certo, poi ci sarebbe da regolamentare tutta la questione dei prestiti, perché è immorale avere un centinaio di tesserati, più fuori che in rosa, e dei rapporti con altre dirigenze, perché è inaudito ad esempio che una squadra terza possa organizzare il suo mercato in base a dettami provenienti da Torino.
Ci sarebbe anche da regolare una volta per tutte la questione arbitrale: al di là dei comportamenti affettuosi, è impensabile che la componente arbitrale, terza per etimologia e definizione, sia invece parte integrante della Lega con diritto di voto perdendo appunto ogni terzietà. Tra le poche cose sensate dette negli ultimi giorni: l'istituzione di un albo professionale a parte e la valutazione professionale come metodo meritocratico per lavorare o meno sarebbe una via d'uscita ragionevole.
Di certo però, visto che quello italiano è l'unico campionato tra quelli importanti in cui si è consolidata una posizione dominante che lo rende noioso e poco fruibile altrove, causando oltre alle ire dei tifosi che possono essere pure marginali una perdita di appeal economico che invece è dannosissima, una soluzione andrebbe trovata. E dopo sette anni di dominio è l'occasione per chi vuole emergere di cavalcare la questione proponendo soluzioni che siano chiaramente non punitive o epurative, ma ragionevoli e di giustizia.
L'alternativa è il restar lì in una eterna diatriba verbale e stucchevole che non fa altro che consolidare posizioni dominanti e dominate...l'alternativa, in definitiva, è l'esser causa o quantomeno concausa del proprio male.
Cristiano Vella