Benevento

 

di Federico Festa

Come nel racconto di Edgar Allan Poe, Huscher (con una “c” in più di chirurgo), in viaggio verso una clinica milionaria di Padova, si volta e scorge tutte le crepe della sanità sannita. Descrive quella che è stata la sua casa professionale come una struttura di cui vergognarsi. Un crollo imminente.

Non è il primo. Non sarà l'ultimo.

E' il vezzo dell'addio ai monti con veleno, tipico delle persone poco inclini a parlare quando a farlo si rischia. Amicizie. Scheletri. Busta paga. Magari si rischia anche di cambiare in meglio, ma se stai zitto...

Huscher è stato il dominus incontrastato della chirurgia oncologica dell'azienda ospedaliera Rummo. Se operi in oncologia, la morte ti abitui a guardarla in faccia tutti i giorni.

Quanto tempo è la prima cosa che chiede un paziente cui è stato diagnosticato un tumore.

Non se soffrirà, non come morirà. Quanto tempo e basta. Scoprire oggi, e soltanto dopo l'addio ai monti, che un paziente oncologico che si rivolge al Rummo per una Tac ottiene una risposta in più di trenta giorni è una oscenità. Perché trenta giorni per chi ha un carcinoma “non a piccole cellule” ai polmoni sono tutto il tempo disponibile.

Perché a dirlo è il primario dove quel tempo dovrebbe avere un valore diverso. Perché se la cosa è vera, il commissario-governatore della Campania la sanità non è andato neppure vicino a cambiarla. Se fosse vero, a cambiare dovrebbe essere il manager che guida quell'azienda ospedaliera. Un uomo tutto Rummo e palazzo Santa Lucia. Uno che non parla alla città dove lavora, ma paga un addetto stampa. Un uomo che “non interviene sulle polemiche” ma firma i comunicati che da Napoli arrivano per dire a quella stessa città che non c'è verso, che proprio su oncologia si dovrà consumare un altro salto nel vuoto.

Il crollo della casa di Huscher (con una “c” in più di coniglio) è anche colpa di Huscher, che solo adesso, e dopo essersi sistemato in una clinica milionaria, rivela che il manager ha un frigo nel suo studio mentre ai pazienti oncologici lo nega. Vero o falso, questo squallore non si consuma nel nome di un solo sannita.

Chiunque tratti così la salute, non è la società civile e non è lo Stato.

E' altro.