Niente udienza preliminare e giudizio immediato per le quattro persone arrestate dai carabinieri nel novembre dello scorso anno per concorso in tentata estorsione. Lo ha chiesto la procura al gip Flavio Cusani, che ha fissato per il 13 luglio il via al processo, dinanzi al Tribunale, per Carmine De Rosa (avvocato Nicola Colicchio), 34 anni, Vincenzo De Rosa (avvocato Fabio Russo), 38 anni, entrambi di Paduli, Diego Spina (avvocati Gaetano Aufiero e Raffaele Faviano), 40 anni, di Casalbore, e Marino Tascione (avvocato Giuseppe Bellaroba), 54 anni, di Casalbore.
Tutti erano stati colpiti, come si ricorderà, da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere adottata in un'inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Benevento Aldo Policastro, dall'aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Flavia Felaco, su due attentati incendiari ai danni di altrettanti cantieri, a Casalbore e Paduli, aperti per la costruzione di opere per il metanodotto Snam.
Secondo gli inquirenti, l'obiettivo sarebbe stata l'imposizione al rappresentante dell'impresa appaltatrice del pagamento di una tangente di 40mila euro, in cambio di protezione. Un provvedimento restrittivo era stato proposto all'epoca anche per altri tre indagati, ma il dottore Cusani non l'aveva accolta. E' dinanzi a lui che i quattro arrestati erano comparsi per l'interrogatorio di garanzia, nel corso del quale avevano respinto l'accusa. Ognuno di loro aveva sottolineato il ruolo avuto nella vicenda, descritta solo come lo sforzo di risolvere un problema sulla scorta di una richiesta che sarebbe arrivata da chi – un'azienda subappaltatrice - lo aveva vissuto sotto forma, appunto, di due attentati incendiari. Le misure erano poi state attenuate dal Riesame e dallo stesso gip, con l'obbligo di dimora a Paduli per i De Rosa e i domiciliari per gli altri.
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