di Andrea Fantucchio
Tre agenti aggrediti da un detenuto, un grido d'allarme che ritorna: «Siamo pochi, intervenite prima che ci scappi il morto!». A lanciare l'allarme è la segreteria irpina del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria). Ieri sera un carcerato per reato di violenza e rapina ha colpito con calci e pugni un assistente capo della polizia penitenziaria nel carcere di Bellizzi. Il poliziotto – racconta il sindacato – voleva portare il detenuto dai medici per farlo visitare: l'uomo aveva infatti organizzato uno sciopero della fame.
Questa mattina altri due agenti hanno fatto un tentativo di dare assistenza al detenuto che li ha aggrediti. Entrambi hanno deciso di non andare in ospedale e sono stati medicati sul posto. Una decisione che è stata dettata anche dall'esigenza di non gravare sul personale già ridotto all'osso. Un allarme che nelle passate settimane abbiamo raccolto più volte, quando la cassa di risonanza della cronaca ha amplificato la questione facendole presto superare i confini del carcere.
Ricorderete le indagini su droga e telefonini fatti entrare in cella. Erano stati indagati quattro boss di clan napoletani e pugliesi detenuti nel carcere di Avellino. Nelle celle gli agenti della polizia penitenziaria avevano sequestrato alcuni cellulari e caricabatterie.
Fra gli indagati anche affiliato del clan Strisciuglio, famiglia di spicco nella malavita pugliese nota per coordinare le proprie attività proprio dal carcere. Il segretario generale del Sappe , Donato Capece. aveva spiegato a Ottopagine.it che alla base di questi episodi c'era la soppressione dei presidi permanenti sostituiti da una «vigilanza dinamica» meno efficace. Oltre a una riduzione del personale penitenziario con un peggioramento del servizio acuito anche dal superlavoro al quale sono costretti gli agenti in servizio.
“I dati su aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sono sintomo di una situazione allarmante. Servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria”, ribadisce il sindacato in una nota.
Alla quale si aggiunge il messaggio del dirigente nazionale Osapp Maurizio Russo; " Quanto accaduto e quanto accade nei penitenziari è indice di come sia diventato pericoloso lavorate in carcere per chi indossa l'uniforme e serve lo Stato. Tutto questo grazie al lassismo e al permissivismo delle Istituzioni tutte, assenti e sorde al grido di aiuto di un personale al collasso e sempre più solo. Questa sigla esprime solidarietà e vicinanza al personale coinvolto ed a tutto il personale che quotidianamente opera nelle carceri con grande dignità e sopratutto coraggio».
Il timore è che questi appelli restino inascoltati.