Benevento

Il suo nome non c'è più. Compariva tra quelli contenuti nell'avviso di conclusione dell'attività investigativa firmato nel novembre dello scorso anno dal sostituto procuratore Assunta Tillo, ma non figura, ora, tra coloro che il Pm vuole che vengano spediti a processo.

La sua posizione è stata dunque stralciata, probabilmente, per proporne l'archiviazione, sulla quale dovrà pronunciarsi il gip. Gianvito Bello, presidente del Consiglio di amministrazione dal gennaio 2005 al  2008, non è infatti tra i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla dottoressa Tillo nell'indagine, condotta dalla guardia di finanza, su Art Sannio, la partecipata della Provincia di cui nel marzo 2016 è stato dichiarato il fallimento.

Dovranno invece presentarsi dinanzi al giudice dell'udienza preliminare, al quale toccherà stabilire se gli elementi acquisiti attraverso una consulenza curata dal dottore Alessandro Colaci meritino o meno il vaglio del dibattimento, Gennaro Paradiso (presidente Cada da ottobre 2010 a ottobre 2012), Francesco Antonio Barbato (presidente Cda da giugno 2010 a ottobre 2010 e anche vice da gennaio 2005 a novembre 2007 e consigliere da novembre 2007 a novembre 2010); tre consiglieri: Angelo De Luca (ottobre 2010- ottobre 2012), Riccardo Iasiello (gennaio 2005 – ottobre 2010), Ida De Ciampis (ottobre 2010-ottobre 2012); due presidenti del collegio sindacale: Luisa De Vivo (gennaio 2005 – novembre 2007; anche sindaco effettivo dal novembre 2007) e Sergio Muollo (novembre 2007 – giugno 2011); due sindaci effettivi: Carmine Ferrucci (gennaio 2007-novembre 2007) ed Enrico Vittorio Mattei (gennaio 2005 – giugno 2011), difesi dagli avvocati Marco Cattaneo, Pietro De Palma, Carmine Lombardi, Guido Principe, Aldo Minauro, Claudio Muollo, Cecilia Del Grosso,, Gino De Pietro, Ernesto Ruggiano e Pasquale Tinessa.

Per tutti l'accusa di bancarotta fraudolenta: avrebbero causato, per effetto di presunte operazioni dolose, il fallimento della società. Secondo gli inquirenti, poiché Art Sannio si trovava sistematicamente in perdita già dall'esercizio 2007, non avrebbero deliberato la riduzione del capitale sociale e la ricostituzione dello stesso o, in alternativa, la trasformazione della società ovvero lo scioglimento, ed avrebbero proseguito l'attività con modalità antieconomiche, fino a determinarne il dissesto, mettendola in liquidazione solo nell'ottobre 2012.

Si tratta di una vicenda al centro anche di un giudizio civile innescato da una richiesta di risarcimento danni, pari a circa 8 milioni di euro, dell’avvocato Raffaele Antonio De Paola, legale del fallimento (rappresentato dai curatori Antonio Pio Morcone e Stefano Bardari) nei confronti di tredici tra amministratori e collegio sindacale. Ad ottobre il nuovo appuntamento dinanzi al Tribunale di Napoli, che non è escluso possa trasmettere gli atti, per competenza, alla Corte dei Conti.

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