Parla di martedì, Massimo Rastelli. Un giorno inconsueto, ma non casuale. Non solo, ovviamente, per anticipare la presentazione del prossimo match in programma sabato, al Dall'Ara, contro il Bologna. La vittoria sul Pescara ha restituito serenità ed entusiasmo ad un ambiente logorato dallo stress di una lunga crisi di risultati, interrotta con il 3-2 ai danni degli adriatici dopo aver inanellato solo due successi nelle precedenti undici partite. L'Avellino è tornato ad essere artefice del proprio destino. Ed è il momento di ricompattarsi per conquistare i play off. È il momento di fare quadrato. E non c'è retorica nelle riflessioni del tecnico. Che legge ciò che ha da dire da un foglio, su cui ha condensato tutti i suoi pensieri per evitare di essere sopraffatto dall'emozione e dalla tensione. Che comunque sono impossibili da gestire, come testimoniato dalla voce in più di una circostanza strozzata da un principio di pianto trattenuto a stento. Più delle parole, ecco la concreta dimostrazione, per chi mai ne avesse dubitato, di quanto cuore ci mette Massimo Rastelli nel suo lavoro di ogni giorno.
L'orgoglio - "In virtù della sofferta vittoria sul Pescara sono qui per ricompattare tutto l'ambiente affinché tutte le componenti remino in una sola direzione, quella che potrebbe permetterci, in una fase cruciale, di raggiungere un traguardo importante. Trovo ingiusta l'atmosfera che si è creata intorno a tutti noi dopo la gara di Varese: gli animi si sono esasperati, anzi esarcebati. Si è arrivati a mettere in dubbio la nostra professionalità, la nostra volontà di andare in Serie A. Un tifoso presente in tribuna mi ha detto: mister, anche quest'anno ci hai preso in giro. Mi ha ferito profondamente. Nessuno ha mai giocato con i sentimenti e la passione dei nostri tifosi. È vero: abbiamo illuso e ci siamo illusi anche noi di poter raggiungere la promozione diretta, una serie di circostanze sfavorevoli ci ha precluso questa possibilità e ha condizionato il rendimento nelle successive gare. Ma è capitato e basta. Siamo quasi al termine della terza stagione, che abbiamo portato avanti da persone serie e con la consueta professionalità. Siamo cresciuti, insieme, e fatto esperienza guadagnando una certa credibilità all'interno del panorama calcistico nazionale. Abbiamo portato in alto in tutta Italia il nome di Avellino. Chiudo chiedendo a tutti i tifosi e agli sportivi di sotterrare l'ascia di guerra e di farci sentire l'affetto, il calore e la travolgente passione, che solo questa piazza sa trasmettere. Aiutateci a difendere questo piccolo vantaggio che abbiamo sul Livorno. Come qualche settimana fa mi ha scritto Massimiliano Taccone: uniti si vince".
La rabbia - "Non mi va che le mie dichiarazioni vengano sempre interpretate e strumentalizzate. Ho letto su alcuni organi di stampa che avrei detto che i play off non sono indispensabili. Non è vero. Ho sempre sostenuto che la squadra poteva raggiungere i play off riuscendo a mantenere una certa forza mentale. Abbiamo fatto tutto il possibile per raggiungere il secondo posto, ma non ci siamo riusciti. C'è sempre stata piena sintonia con la società e non ho cambiato le carte in tavola. Per quanto riguarda il concetto di fallimento che ho espresso sabato, lasciatemi adottare la strategia che ritengo più opportuna per sgravare di più i miei giocatori dalle pressioni in un momento delicato e difficilissimo. Ho solo cercato di evitare di caricarli di ulteriore responsabilità. Fino ad ora tutti quelli che erano gli obiettivi stagionali sono stati centrati. Non raggiungere i play off sarebbe un fallimento e tutti vogliamo raggiungere questo obiettivo. Domenica scorsa i ragazzi sono andati oltre le proprie possibilità, tirando fuori risorse che non pensavano neanche di avere. Vincere una gara così difficile ci permetterà di affrontare le ultime tre con fiducia. Ma ora c'è bisogno che si vada avanti in un un'unica direzione".
Sotto con il Bologna - "Sarà una gara difficile, ma l'auspicio è che la vittoria sul Pescara ci abbia ridato la carica giusta per entrare nei play off e di centrarli con la miglior posizione di classifica possibile. L'avvicendamento tra Lopez e Rossi? Non vado a sindacare sul lavoro altrui, è l'ultimo dei miei pensieri. È scontato sottolineare che Delio Rossi è uno degli allenatori più preparati nel panorama calcistico italiano, che è partito con un'idea tattica ben precisa, ma nel corso del tempo è diventato meno integralista. Sarà difficile preparare, anche per questo, sotto l'aspetto tattico, la partita non sapendo come scenderà in campo il Bologna. La squalifica di Pisacane? So già come sostituirlo".
Il rush finale - "Mancano tre gare, che dobbiamo sfruttare per entrare prepotentemente nei play off. Poi vedremo in che modo e in che condizione andremo ad affrontare questi appuntamenti. Non dobbiamo perdere nessuna di queste tre partite e cercare di ottenere quanti più punti possibile e quante più vittorie. Bologna e Trapani sono assetate di punti, l'ultima è un'incognita contro una squadra che potrebbe essere già retrocessa".
Il concetto di pressioni - "Quando ho parlato di pressioni nelle ultime settimane mi riferivo a pressioni interne e non esterne, perché da una parte c'era la ferrea volontà di voler raggiungere questo obiettivo, dall'altra il timore di non farcela, che poteva diventare un macigno. Da parte di tutti c'è la volontà di volersi regalare e regalare questo sogno".
Marco Festa