di Andrea Fantucchio
Se si volesse usare la saggezza popolare si potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Alto Calore è tornato a «bussare» alla porta degli utenti chiedendo di versare arretrati ed eccedenze che risalgonoa oltre sedici anni fa e sono dunque prescritti. La denuncia è delle associazioni dei consumatori. Stando a quanto riferito sarebbero decine e decine le cartelle recapitate le scorse settimane pronte a essere impugnate. In ultima ipotesi anche dinanzi al giudice di pace.
Sembrano infiniti i guai per l'ente di Corso Europa che gestisce il servizio idrico per 125 comuni irpini e beneventani. E che nelle scorse settimane è finito al centro di un'inchiesta del viceprocuratore generale della Corte dei Conti, Ferruccio Capalbo. Il magistrato contestava un danno erariale di oltre 11 milioni di euro che sarebbe riconducibile a una cattiva gestione del servizio di riscossione. Fra le contestazioni presunte diffide recapitate più volte a indirizzi sbagliati e pratiche lasciate prescrivere. Accuse che erano valse sedici richieste di inviti a dedurre rivolti ad altrettante persone, fra i quali alcuni sindaci (Leggi: I nomi dell'inchiesta su Alto Calore), Leggi: Tutti i numeri dell'inchiesta su Alto Calore).
Ora la denuncia delle associazioni di categoria rischia di sollevare un nuovo polverone intorno al servizio di riscossione delle utenze di Acs. Se le accuse fossero confermate sarebbe infatti l'ennesima prova di una gestione che per anni ha fatto acqua da più parti continuando ad accrescere il passivo dell'ente, con conseguenze anche per la qualità dei servizi offerti: l'impossibilità di investire a causa del rosso dell'azienda ha infatti impedito all'Alto Calore di rinnovare, ad esempio, le reti che contribuiscono alla dispersione dell'acqua e alle crisi idriche che ritornano puntuali ogni estate.