di Simonetta Ieppariello

Occupavano case popolari, allestivano piazza di spaccio, taglieggiavano imprenditori costringendo interi quartieri a vivere nel terrore, organizzandoli al contempo in basi di spaccio e del crimine. I Carabinieri di Napoli, Hinterland, Castel Volturno, Terni, Reggio Emilia, Ferrara e Bari: hanno eseguito 29 ordinanze di custodia cautelare e assestato un nuovo colpo alla camorra organizzata. Si chiama operazione Rinascita quella firmata dai militari di Castello di Cisterna e che assesta un colpo mortale al clan sodale dei Mazzarella.

Una serie di ordinanze a raffica emesse dal gip su disposizione della Dda partenopea nei confronti di 29 indagati affiliati al clan camorristico dei “Mariglianesi” attivo tra Marigliano e i comuni confinanti, “costola” del clan napoletano dei “Mazzarella”.

L’indagine ha scoperto un’associazione di tipo mafioso che aveva organizzato lo spaccio di ogni tipo di droga nei complessi di edilizia popolare di Marigliano e San Vitaliano. Veri e propri market della droga allestiti e funzionanti per essere attivi 24 ore su 24. Il clan aveva arruolato spacciatori e vedette in gran parte tra i residenti delle palazzine. Un meccanismo funzionale e organizzato che consentiva di radicare e rendere necessaria l'attività di spaccio per il sostentamento stesso del quartiere

E proprio in quei rioni l’organizzazione aveva inserito famiglie di fiducia sfrattando gli originari assegnatari degli alloggi. Azioni coatte per prendere immediatamente e radicalmente il controllo di plessi, androni, zone, a palazzi.

Nelle indagini sono emersi particolari violenti e sanguinari come 2 tentati omicidi a colpi di pistola e mazze da baseball e una gambizzazione nei confronti di 3 “capi piazza” restii a pagare la “quota” al clan.

Ma le fonti di sostentamento dell’organizzazione erano anche il racket. I componenti del sodalizio facevano cassa imponendo il “pizzo” a supermercati, imprese funebri, edili, ambulanti, negozi di ortofrutta, pizzerie.

Un imprenditore intenzionato a non pagare fu sequestrato per essere portato “al cospetto” del vertice del clan, sequestro organizzato anche con la complicità della mamma del reggente. E proprio le donne è stato ricostruito come avessero ruolo di primo rango nell’organizzazione. Sono stati contestati anche la detenzione illegale di armi e il favoreggiamento, per le “vedette”.

Tutti i reati sono aggravati da metodo e finalità mafiosi.