di Andrea Fantucchio
“Esiste una giustizia che funziona bene, ha i tempi giusti, spesso è implacabile: quella che giudica i disgraziati. E poi c’è una giustizia diversa, quella dei magistrati che si trovano a dover giudicare la stessa persona che il giorno prima frequentava il loro circolo privato, i “colletti bianchi”. E allora i procedimenti penali diventano lunghissimi e spesso si risolvono con un nulla di fatto”. Il sostituto procuratore dell’antimafia di Napoli, Henry John Woodcock, è intervenuto come relatore nella presentazione del romanzo, “Doppio binario”, dell’avvocato Bruno Larosa. Occasione che, approfittando della location del circolo della stampa di Avellino, ha permesso di approfondire le storture del sistema giuridico osservate da due punti di vista differenti: quello proprio del pubblico ministero e l’altro rappresentato dagli avvocati che, spesso, “giocano” dall’altra parte del tavolo.
Il piemme ha confermato la nomea di chi sa dire bene ciò che dice, con riferimenti al cinema e alla letteratura classica. Ha citato poi Pasolini e il suo “staffare” per descrivere come, spesso, il magistrato sia “stoppato” nel suo lavoro da un sistema che non vuole si arrivi ai vertici della malavita che non raramente coincidono con insospettabili professionisti. Un riferimento per nulla velato al caso dei medici arrestati a Napoli con l'accusa di concussione con la camorra. Poi Woodcock è entrato nel merito del romanzo spiegando che: “Non si tratta di un giallo tradizionale dove si parte dalla confusione per ricomporre l’ordine. Alla fine, infatti, c’è molto più caos che nelle prime pagine. Credo che se Bruno, con il quale siamo amici, avesse fatto nomi e cognomi reali dei protagonisti delle situazioni descritte, poteva anche essere arrestato per come è stato preciso”.
Quella di oggi è un'iniziativa della Camera Penale Irpina rappresentata dal presidente e relatore, Giuseppe Saccone, dal predecessore, Luigi Petrillo, assente invece per motivi familiari il giornalista Rai, Gigi Marzullo. Il dibattito è stato moderato dal collega Pierluigi Melillo, direttore di Ottochannel canale 696 Tv.
“Spesso purtroppo i processi si fanno prima nei salotti dei talk show e poi nelle aule di tribunale. Basta guardare le prime pagine dei giornali: se sono indicati i nomi degli avvocati accanto agli arrestati è facile capire chi abbia passato la notizia. Discorso che vale anche per i magistrati. Bisogna avere rispetto dei ruoli e mantenersi sempre nei canoni della deontologia professionale”, ha chiarito il piemme della Dda.
L’avvocato Petrillo ha giocato volutamente il ruolo dell’ "ospite scomodo" citando passi del libro di Larosa da quali emergeva la figura di un pm “visto negativamente dalla gente, sempre attorniato dalla sua scorta e pronto a insidiare il sospetto negli altri evocando la violenza”.
“Io credo – ha risposto Woodcock – che ci sia sempre bisogno di magistrati coraggiosi che sappiano muoversi nei confini tracciati dal diritto e indagare nei buchi neri del sistema di potere anche quando i suoi protagonisti indossano giacca e cravatta. Ricordo, quando ero più giovane, un procuratore di Napoli che ammoniva i sostituti dicendo “mi raccomando i disperati sono abituati al carcere i colletti bianchi no”.
La ricerca della verità è stata citata anche dall’avvocato Giuseppe Saccone che ha spiegato come in altri Stati il diritto venga insegnato con la filosofia per spingere a quella ricerca autentica e profonda del concetto di "vero". Un altro aspetto rilevante del dibattito è stato rappresentato dalla figura dell'avvocato. Petrillo ha "chiamato" nuovamente in causa il "Larosa autore" citando un passo nel quale si dice che la figura del penalista permetta spesso ai criminali di legittimare socialmente con sé stessi i propri comportamenti.
Larosa, penalista, nato a Locri nel 1959 ha offerto qualche richiamo alla trama del suo libro. Doppio binario ruota intorno all’omicidio di Alfredo Casaluce e delle sue agende. Il figlio Dario, aiutato dall’avvocato Matteo Lionello, scopre la verità pagina dopo pagina. C’è dell’altro dietro l’ipotesi della rapina finita male: solo un pretesto per nascondere la verità; gli uomini più influenti della città hanno deciso la morte di Casaluce. Una trama che diventa l'occasione per descrivere le luci e le tante ombre del sistema giudiziario e dei suoi protagonisti. Così è stato anche oggi.