La transumanza d’Italia è stata partecipata, condivisa, entusiasmante. I mandriani della famiglia Colantuono hanno riportato a casa circa 300 capi bovini, partiti cinque giorni fa dalla masseria di San Marco in Lamis, ai piedi del Gargano.

Quattro giorni, 180 km sui tratturi più belli d’Italia, tre bivacchi, ma soprattutto l’incontro sulle strade e nei percorsi erbosi con migliaia di persone. Da brividi gli applausi al passaggio nei centri abitati e in alcuni snodi importanti dei tratturi, le ‘autostrade verdi’ che hanno rappresentato per secoli le vie di collegamento, i luoghi della devozione per i pellegrini, il pascolo degli armenti per i pastori e anche le ‘postazioni’ per lo scambio di mercanzie.

La transumanza dei Colantuono si fa ancora come una volta ma è stata gradualmente modificata per elevarla al rango di vero e proprio happening annuale. Un rito del mondo rurale, carico di storia, di quegli elementi della civiltà agropastorale, che evidentemente piacciono ancora. La candidatura Unesco, formalmente depositata due mesi fa a Parigi dalle massime istituzioni governative nazionali di Italia, Austria e Grecia, ha rinforzato il carico di attenzioni degli amanti delle tradizioni legate alla cultura del territorio, ai bei paesaggi e al buon mangiare.

La famiglia Colantuono di Frosolone è un gruppo coeso di fratelli e cugini, che lavora nel solco tracciato dal grande Zi’ Felice Colantuono -l’uomo che ha ridato lustro a una tradizione secolare - ha portato a termine il viaggio sui tratturi più importanti di Puglia e Molise, accompagnando ben300 mucche podoliche, marchigiane e maremmane. Sul tratturo magno L’Aquila-Foggia ancora presenti alcuni cippi lapidei con la scritta T.R. ovvero Tratturo Regio.

Il paesaggio può essere inteso nell’accezione culturale del termine, con la transumanza. La gente, nel mondo, ama la semplicità di questa tradizione. Lo dimostrano le oltre 200mila visualizzazioni dei video postati in 4 giorni sulla pagina facebook ufficiale dell’evento: ‘Transumanza e altre meraviglie dal Molise’.

Per strada e online i commenti sono stati entusiastici. La presenza di tanti bambini, alcuni arrivati con i loro insegnanti, denota la portata formativa della transumanza intesa come esperienza a contatto con la storia, gli animali e il territorio. E’ la formula di un pianeta sostenibile, che si sviluppa sulle traiettorie del turismo lento, anni luce dalle tecnologie e dalla fretta metropolitana.

Nei quattro giorni di cammino, mucche, mandriani e camminatori hanno attraversato fiumi, immensi sterrati, strade d’asfalto e incontrato comunità molto accoglienti.

A Santa Croce di Magliano alle 10 di sera, c’erano oltre 200 persone in festa per il passaggio della carovana. I caciovacalli podolici, la manteca, le carni e le torte dei Colantuono, tutti prodotti di altissima qualità, hanno reso ancora più godibili le serate trascorse intorno al fuoco o sui prati. Quest’anno pure il ‘fuoriprogramma annunciato’ dell’inedito attraversamento del cantiere di una superstrada in fase di costruzione sul tratturo, a pochi km da San Paolo di Civitate, problema non di poco conto che tuttavia non ha scoraggiato gli organizzatori di Asvir Moligal e i protagonisti.

Tantissima gente all’arrivo nella giornata di ieri, l’ultima. Scenario da romanzo di Francesco Jovine tra i verdi pascoli molisani. Agli occhi dei presenti, lungo gli ampi sentieri d’erba, si sono sovrapposte immagini del vissuto dei luoghi legati alla pastorizia. E anche alla storia, come nel caso del guado del fiume dei Sanniti, il leggendario Biferno. Bovari e mucche hanno attraversato le gelide acque dell’unico corso d’acqua interamente molisano. Quasi una scena da esodo biblico all’alba di ieri. Meraviglioso il contesto delle colline in cui viveva questo popolo fiero, capace di infliggere ai romani la clamorosa resa delle Forche Caudine. Molto sentite anche le soste per l’accoglienza nei pressi di Santo Stefano, vicino Ripalimosani,Castropignano e Torella del Sannio su una porzione di tratturo (il Lucesa-Castel di Sangro) maestosamente intatto nei vecchi 60 passi napoletani (11 metri) e affollato da curiosi e turisti.

A Frosolone, infine, la passerella trionfale fra gli estimatori… di casa. Il centro abitato, come da tradizione, è stato invaso dal treno bianco dei bovini intervallato da variopinte ‘macchie’ di cavalli e cavalieri. Entusiasmo e bei ricordi, quelli del passato e quelli di un futuro che potrebbe vedere la transumanza svettare nelle preferenze Unesco.

Carmelina Colantuono ci crede. Al tempo stesso cowgirl e imprenditrice, la donna simbolo di questa nobile tradizione ha commentato così il ritorno nella masseria e nei pascoli dove la famiglia e i bovini resteranno per i prossimi sei mesi: “E’ stato un viaggio lungo, stancante, ma siamo felici di aver dato a questa terra un’altra transumanza come si faceva una volta. Siamo fieri di questo. Ringrazio tutti i miei parenti, i mandriani e la gente che ci dà coraggio. Contiamo ora di avere anche le istituzioni dalla nostra parte. Abbiamo bisogno di sostegno. La transumanza non deve morire".