Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Potrebbe essere “salvata” dai suoi occhi verdi e da quel tatuaggio con una piccola farfalla, fra scapola e seno, che oggi ha mostrato ai giudici in aula. Quando doveva avvenire il riconoscimento da parte dell'uomo che l'ha denunciata per rapina: ha raccontato di essere stato derubato prima ci consumare un rapporto sessuale a pagamento con la donna. Lui non era presente ma, grazie al verbale di denuncia, il riconoscimento è avvenuto lo stesso. E alla fine anche la piemme non ha potuto far altro che chiedere l'assoluzione: troppi indizi che "non tornavano".

Tutto è iniziato cinque anni fa. L'uomo che ha fatto scattare la denuncia era andato in provincia di Avellino per cercare piacere fra le braccia di una professionista del sesso a pagamento, ma le cose non sono andate come sperato. Si era appartato in auto con la donna ma, prima di poter consumare un rapporto sessuale, lei lo ha schiaffeggiato e minacciato costringendolo a consegnare il portafoglio.

Qualche giorno dopo era scattata l'indagine. Lui ha fornito qualche dettaglio sull'identikit della rapinatrice: corporatura robusta, carnagione olivastra, occhi castani, un tatuaggio di un fiore fra scapola e seno, altezza oltre un metro e ottanta, accento marcatamente napoletano, età più di trentacinque anni. Così - dopo alcuni accertamenti - si era arrivati all'identificazione della donna che è comparsa oggi in aula: si tratta di una 33enne di Casalnuovo di Napoli (All'epoca dei fatti, insomma, avrebbe dovuto avere 28 anni). Ma a essere sbagliata non era solo l'età: la signora, come ha candidamente ammesso con una risata imbarazzata, è alta all'incirca 1.63. “arrotondato per eccesso”. Come chiarito dalla difesa "anche con dei tacchi vertiginosi superare il metro e ottanta sarebbe stata un'impresa proibitiva".

Inoltre l'imputata non aveva occhi castani ma verdi, non ha "mai indossato lentine a contatto" e del tatuaggio del fiore nessuna traccia: c'era invece quella farfallina che potrebbe portarle fortuna. Infine la donna, nelle sue dichiarazioni spontanee, ha anche chiarito che la Fiat idea Grigia citata nella denuncia apparteneva a una sua “ex collega”. Lei ci era salita solo due volte per farsi accompagnare a casa. Una serie di equivoci che hanno raccolto diversi sorrisi anche fra gli avvocati presenti. Ora la decisione spetta ai giudici: i magistrati Sonia Matarazzo, Pierpaolo Calabrese e Gennaro Lezzi, dovranno decidere se accogliere la richiesta di assoluzione della procura e assolvere l'imputata.