di Federico Festa
La chiamano la leva dei morti. Sconfitti che esalano l’ultimo respiro. Ossequiosi, si aggrappano alle ultime certezze. Sparano alla prima cosa che si muove e sbagliano. Il cementificio devastato dalla camorra (perché è soltanto la camorra che entra con quella sfacciataggine ed è soltanto la camorra che distrugge tutto per il solo gusto di dimostrare che è forte) non è un errore della Serluca, ma una sconfitta dell’intera comunità. Il vice sindaco di Benevento non è stata ingenua quando ha detto che ha vinto la mafia e che il Comune è stato costretto a ritirarsi. Ha detto la verità. La mafia ha vinto perché lo Stato si era girato dall’altra parte quando i tetti della struttura si sfondavano, quando neanche nottetempo malviventi entravano e saccheggiavano (dove sono finiti i serbatoi gialli ben visibili nelle foto del 2016?) o depositavano il loro lordume all’interno dei padiglioni.
Vogliamo parlare dei simboli? Vogliamo evocare il ciarpame ideologico dei professionisti dell’antimafia che parlano del sangue delle vittime come se ne avessero ereditato (per diritto divino?) il coraggio che lo ha fatto scorrere?
Libera, la Cgil, il Pd e tutti gli altri dove stavano quando il simbolo del coraggio antimafia veniva distrutto? Vigilavano, s’informavano, lo presidiavano?
E i responsabili dell’Agenzia cui vanno a confluire tutti i beni sequestrati a chi danno conto del loro operato? Perché Policastro, procuratore di Benevento, già mesi e mesi fa sollecitava maggior cura dei beni sottratti alla camorra?
Ci sono quindici scatti. Per ognuno c’è una quota di vergogna che non è stata assegnata. A chi grida allo scandalo, a chi ritiene che Serluca debba dimettersi per aver detto la verità, per aver calcolato in milioni di euro quello che soltanto otto mesi prima era possibile con un pugno di monete, l’attestato dell’ipocrisia, non meno indegno del simbolo anticamorra lasciato imputridire: terremo noi l’elenco.
Intanto, il danno c’è ed è ben visibile. Il procuratore a questo punto deve dirci chi e perché ha consentito tutto questo. Tutto il resto è fumo. Chiacchiere.