di Simonetta Ieppariello

 

Una storia lunga e dolorosa. Cinque mesi di buio completo. Nessuna notizia dei tre napoletani scomparsi nel nulla in terra Messicana. Una attesa, il dolore, la speranza che giorno dopo giorno i familiari tengono in piedi.

Oggi esplode forte la rabbia dell'avvocato difensore dei tre scomparsi. «Abbiamo sentito gridare molte volte "viva gli italiani" ma evidentemente i Russo e i Cimmino non lo sono per le nostre istituzioni». Lo sostiene l'avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie dei tre napoletani scomparsi in Messico che rivolge al nuovo governo «la stessa preghiera che abbiamo rivolto a quello uscente: aiutateci a sapere che fine hanno fatto i nostri concittadini». Di Raffaele e Antonio Russo e di Vincenzo Cimmino, non si hanno più notizie dallo scorso 31 gennaio.

«Adesso la politica si assuma le proprie responsabilità per tutelare i propri cittadini», dice ancora Falleti. «È una storia triste quella dei Russo e dei Cimmino - ricorda l'avvocato - Scomparsi il 31 gennaio nel Paese centroamericano e dei quali non si hanno più notizie. Una vicenda iniziata in piena campagna elettorale, quando nessun rappresentante del nostro Stato aveva abbastanza tempo per occuparsene seriamente. Poi ci sono state le elezioni e adesso il Governo». «Dopo la promessa - ricorda Falleti - già disattesa dallo staff del presidente Fico (ancora attendiamo un appuntamento), chiediamo ai ministri incaricati della questione di occuparsene veramente».

Solo tre giorni fa i familiari avevano deciso di aumentare la ricompensa per coloro che riescono a fornire informazioni utili. Ricordiamo che i tre sono irreperibili dal 31 gennaio, quando nel comune di Tecalitlan, nello stato messicano di Jalisco, furono portati via da tre poliziotti municipali che confessarono poi di averli ceduti (per 43 euro) a una banda armata collegata al cartello CJNG, un clan di narcotrafficanti spietati. Le famiglie hanno deciso di innalzare la ricompensa da 2 a 3 milioni di pesos, cioè da circa 85mila euro a quasi 130mila. 

A un giornale messicano Francesco Russo, figlio di Raffaele, riferisce: "Stiamo aumentando la ricompensa per vedere se qualcuno ci aiuta con le informazioni, perché le autorità ci hanno abbandonato e le indagini si sono fermate. Ogni volta che faccio una telefonata all'ufficio del pubblico ministero non mi passano il servizio scomparsi".