Benevento

Restare fuori dai giochi per un periodo così lungo per un passionale come Marcello Camerlengo è stata dura ed ora, ad oltre setti mesi dall’addio agli Stregoni Five Soccer, il tecnico sannita rompe il silenzio e torna a parlare, e lo fa a modo suo, senza peli sulla lingua così come ha sempre fatto, a trecentosessanta gradi.

“Non mi era mai successo di stare a guardare per tutto questo tempo – esordisce – è stata una grande sofferenza, un’ esperienza che sinceramente non ripeterei”.

Collarile, Direttore Sportivo degli Stregoni, aveva puntato molto sul tecnico ex San Nazzaro, l’obiettivo era quello di iniziare insieme un ciclo di lunga durata: ambizioni e speranze molto diverse da quelle che poi sono venute a concretizzarsi.

 

LA DECISIONE - La clamorosa e sofferta decisione di lasciare dopo appena due giornate di campionato è avvenuta per motivi tutt’ora poco chiari, difficili da spiegare.

“Una decisione tanto amara quanto inevitabile. Dopo due mesi molto travagliati avevo capito che non c’erano più i presupposti per poter lavorare bene. Continuare sarebbe stato poco serio e assolutamente non professionale. A malincuore, dopo un’ accurata analisi, ho riferito alla società l’intenzione di farmi da parte ed oggi, serenamente, posso confermare che la mia è stata una decisione coraggiosa ma saggia. Non ho nulla contro la dirigenza degli Stregoni, sia chiaro. Guidare una società, specialmente di questi tempi, è molto difficile, un compito che richiede passione e tanti sacrifici, è ammirevole che a farlo siano tre persone molto giovani e per questo, lo dico perché lo penso davvero, Collarile e soci meritano un grosso plauso. Ma l’inesperienza porta anche ad errori che spesso spostano gli obiettivi. In questi mesi ho letto più volte però di scelte iniziali sbagliate e di squadra già formata e un po’ mi sento tirato in ballo. Quando un capitano decide di prendere il mare, serenamente e senza alcuna pressione sceglie la propria nave e le sue dimensioni, l’equipaggio, la rotta da seguire e l’obiettivo da raggiungere. Se poi va alla deriva puntare il dito sul solo equipaggio mi sembra poco professionale e assai riduttivo. Mister Iuorio, il mio sostituto, è un allenatore esperto, i vari Serino, Pisani, Renga, Federici, De Franco, Carolla, Sorice e Lanni, tanto per fare dei nomi, non sono giocatori di ripiego, senza contare l’arrivo a gennaio di un giocatore di altissima qualità come Aquino. Una squadra ritoccata in meglio, insomma, che ne ha avuto di tempo, una squadra dal tasso tecnico elevato, che lo stesso Iuorio il giorno della sua presentazione indicava con ben altri obiettivi. Dopo il mio addio sono andati via i due preparatori, e altri 6-7 giocatori tra cui nomi importanti come Renga e Federici. Sarebbe sufficiente riflettere su questi dati”.

 

IL NUOVO PERCORSO - I lunghi mesi di inattività, trascorsi sui campi di vari campionati, hanno permesso a Camerlengo di analizzare nuovi sistemi di gioco e consolidare nuove amicizie.

“Tra i tecnici su tutti mi ha entusiasmato Lieto, subentrato in corsa col Sant’ Erasmo ma capace di adattare le sue idee alle caratteristiche dei propri giocatori, ottenendo il meglio da ognuno di loro, facendo un campionato strepitoso. Un grande davvero. Spunti e idee interessanti ne ho viste molte, ma di gare spettacolari poche, si è badato molto all’organizzazione della fase difensiva e alle ripartenze a discapito del bel gioco. Dico solo che, tanto per fare dei nomi, squadre come la Marian, la Junior Domizia, l’Eboli e il Saviano, quelle che hanno vinto molto nei rispettivi campionati, hanno mostrato un futsal organizzato e piacevole con trame di gioco spesso spettacolari, insomma team belli e vincenti. Penso che questa sia la mentalità giusta per crescere”.

IL RICORDO - Un pensiero mister Camerlengo lo dispensa al campionato del suo San Nazzaro che per tre anni gli ha regalato tante emozioni e che gli è rimasto inevitabilmente nel cuore.

“Il livello tecnico della serie D – continua - quest’anno è cresciuto, di conseguenza è stato un torneo combattuto fino a poche giornate dal termine. Ha vinto la squadra che ha saputo essere più continua e compatta, dimostrandosi alla fine, la più forte: i Sanniti di Pellegrino, altro mister emergente. Mi ha deluso il cammino del Calvi e del Mercogliano, squadre, secondo il mio modesto punto di vista, attrezzate per ben altri traguardi. Ricercarne i motivi sarebbe ingiusto e ingenero, posso solo dire che entrambi i mister Tirelli e Melillo sono uomini di sport e i loro rispettivi presidenti sono persone competitive. A volte ci sono annate che nascono male e basta. Non sono di parte se dico che la vera sorpresa è stato il terzo posto del San Nazzaro, un traguardo impensabile all’inizio della stagione. Merito dei giocatori, ma soprattutto dell’amico Paolo De Crosta capace di assemblare e ricompattare un ambiente rimasto un po’ disorientato dopo la mia partenza. Una soddisfazione questa che meritava da tempo”.

 

TORNARE O ASPETTARE? - Durante il lungo periodo di inattività, l’odore del campo, l’adrenalina e richieste anche interessanti hanno tentato più volte mister Camerlengo ma alla fine ha prevalso il buonsenso.

“Già, la tentazione era forte ma non mi piace entrare in corsa. Voglio decidere con la massima serenità tenendo conto anche delle esigenze della mia famiglia. Mi sono rigenerato, la voglia di ricominciare e rimettersi in gioco è tanta, qualche contatto avviato ce l’ho, e se ci saranno i presupposti giusti mi farò trovare pronto altrimenti pazienza, passare più tempo con mia figlia non è poi così male”.

Redazione