Salerno

 

di Andrea Fantucchio 

Due secondi che forse avrebbero potuto evitare quel tragico incidente. Quanto emerge dalle 170 pagine di perizia redatta dall'ingegnere ed esperto di infortunistica stradale, Alessandro Lima, dal medico legale Antonello Crisci e dal tossicologo, il dottore Ciro Di Nunzio, nel processo per omicidio stradale a carico dell'attore Domenico Diele, accusato di aver travolto con la sua auto e ucciso la 48enne salernitana Ilaria Dilillo la notte del 24 giugno dell'anno scorso. Oggi l'imputato è stato condannato a 7 anni e 8 mesi dopo la celebrazione del rito abbreviato, a fronte della richiesta di 8 anni formulata dal pm Elena Cosentino.

Nel procedimento penale il gip Pietro Indinnimeo, dopo aver ascoltato le due parti, aveva deciso di disporre una "superperizia" della quale si erano occupati proprio Lima, Crisci e Di Nunzio. Nello specifico Lima, che si è focalizzato sulla ricostruzione della dinamica, afferma che «Diele, a bordo della sua Audi A3, avrebbe viaggiato a una velocità di poco superiore ai 150 km/h; e nonostante le buone condizioni di visibilità, non avrebbe visto il motociclo sul quale viaggiava la vittima»; e aggiunge che dall'analisi dei gps e dalle simulazioni eseguite «si può affermare che Diele abbia iniziato a frenare 2 secondi dopo l'impatto», mentre secondo il perito avrebbe «potuto avvistare il motociclo tre secondi prima dell'incidente. Una manovra di sterzatura di pochi gradi avrebbe potuto evitare il contatto».

Diele – che ora impugnerà la sentenza in Appello - era “entrato nelle case degli italiani” recitando il ruolo di membro della squadra del magistrato di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, nelle fiction di Sky Atlantic, “1992” e “1993”. Durante il processo il padre e il fratello della vittima si erano costituiti parti civili. Non erano mancate le proteste delle amiche di Ilaria Dilillo che invocavano giustizia.