Erano state quindici le richieste di misura cautelare avanzate dal sostituto procuratore Patrizia Filomena Rosa nell'inchiesta, 'deflagrata' all'alba, sulla gestione dei centri per migranti nel Sannio. Cinque, però, quelle accordate dal gip Gelsomina Palmieri, che, oltre a non ritenere sussistente l'ipotesi associativa formulata nei confronti di quattro indagati, ha detto no a qualsiasi provvedimento -ha ritenuto le loro posizioni marginali e non ha ravvisato il pericolo della reiterazione del reato in relazione a condotte che “appaiono segmenti piuttosto limitati rispetto all'ampiezza del fenomeno esaminato”- a carico di Elio Ouechtati, 27 anni, di Montesarchio, indicato come amministratore solo formale di Maleventum; Carmelo Rame, 63 anni, di Montesarchio, Giovanni Pollastro, 31 anni, di Sant'Agata dei Goti, Bruno Tornusciolo, 70 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Nicola Calicchio, 37 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Salvatore Sorriento, 40 anni, di Gricignano, Michele Mammaro, 31 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Domenico Coppolaro, 63 anni, di Campoli Monte del Taburno, Cosimo Matarazzo, 57 anni, di Vitulano, Lucio Di Maio, 55 anni, di Napoli, ex funzionario della questura di Benevento addetto all'ufficio immigrazione, tirato in ballo perchè avrebbe ricevuto la disponibilità di una Fiat 500 da Di Donato.
Nessuna misura è stata invece proposta per altri ventisei indagati: un elenco nel quale figurano l'ex vicario della Prefettura di Benevento, ora in pensione, Giuseppe Canale, al quale viene contestata una presunta mancata denuncia di un certificato di agibilità, considerato falso, di un immobile, ealtri responsabili e gestori di strutture, amministratori e soci di società che operano nel settore, ma anche alcune persone tirate in ballo per un incidente stradale che non si sarebbe mai verificato.
Nel mirino dell'attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali, “il lucrosissimo business” collegato al servizio di accoglienza degli immigrati nella provincia di Benevento. Attenzione puntata sul consorzio Maleventum, sulle dodici strutture che ad esso fanno direttamente capo e su una tredicesima riconducibile ad una cooperativa consorziata, sul ruolo di Donato, “dominus incontrastato della Maleventum” che in una conversazione, sottolineano gli inquirenti, “ammette di guadagnare 40-50mila euro al mese”.
Obiettivo centrato anche sulle somme erogate dalla Prefettura a Maleventum: 5037 euro nel 2013, 1 milione e 294mila euro nel 2014, poco meno di 5 milioni nel 2015 e 6 milioni e 200mila euro nel 2016. Nell'ordinanza si fa anche riferimento alla circostanza che nel 2015, quando era partita l'inchiesta,nel Sannio erano presenti 1165 stranieri – attualmente il numero è doppio-, 777 dei quali accolti dal Consorzio.
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