Compariranno lunedì dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, che ha firmato a loro carico l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. E' l'appuntamento al quale dovranno presentarsi, scegliendo di rispondere o di avvalersi della facoltà di restarsene in silenzio, le cinque persone arrestate ieri nell'indagine del procuratore aggiunto Giovanni Conzo e del sostituto Patrizia Filomena Rosa sulla gestione di alcuni centri per migranti nella provincia di Benevento.
Si tratta di Paolo Di Donato (avvocati Nazzareno Fiorenza e Pietro Farina), di Sant'Agata dei Goti, ex amministratore e da qualche anno consulente del consorzio Maleventum; Giuseppe Pavone (avvocati Luca Guerra e Giovanni Procaccini), 53 anni, di Benevento, dipendente del ministero della Giustizia; Felice Panzone (avvocato Alessio Lazazzera), 58 anni, di Montecalvo Irpino, funzionario della Prefettura, ora non più in servizio a Benevento; Salvatore Ruta (avvocato Vittorio Fucci), 58 anni, di Airola, carabiniere in forza alla Compagnia di Montesarchio, e Angelo Collarile (avvocato Antonio Verde), 46 anni, di Benevento, gestore di fatto di una struttura di accoglienza.
Le ipotesi di reato prospettate in un'attività investigativa condotta dalla Digos, dai carabinieri del Nas di Salerno e del Nucleo investigativo di Benevento vanno, a vario titolo, dalla truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche, alla frode in pubbliche forniture, alla corruzione e alla rivelazione di segreti d’ufficio. Nell'inchiesta risultano coinvolte anche altre trentasei persone, per dieci delle quali la Procura aveva proposto l'adozione di una misura cautelare che il Gip ha però respinto. Facendo altrettanto anche con la richiesta di sequestro preventivo dei centri e con la contestazione di associazione per delinquere formulata per quattro indagati.
Perchè – scrive la dottoressa Palmieri - “le condotte poste in essere dagli indagati non sembrano far emergere la consapevolezza di far parte di un sodalizio per la realizzazione di un programma 'aperto' ai delitti. Manca, in sostanza, l'elemento organizzativo, ogni indagato agisce in modo autonomo e persegue una propria finalità”.
Di Donato, “sebbene non svolga alcun ruolo ufficiale all'interno del Consorzio Maleventum, tuttavia è il vero gestore di tutti i centri che fanno capo al Consorzio” (dodici, ai quali si aggiunge un tredicesimo riconducibile ad una cooperativa consorziata).
Panzone viene indicato come “figura di spicco che utilizza e strumentalizza le pubbliche funzioni che gli competono nella gestione dei migranti, al fine – secondo la dottoressa Palmieri - di ricevere favori personali o per suoi conoscenti”. Quanto a Pavone, impiegato presso la Procura – è stato tirato in ballo per richieste di assenze sul luogo di lavoro per permessi ai sensi della legge 104 -, la dottoressa Palmieri sottolinea che “avrebbe approfittato dell'attività svolta presso la Procura per fornire notizie coperte dal segreto d'ufficio a Di Donato”, e che per “tali fatti gli atti sono stai trasmessi alla Procura di Napoli”.
E ancora: Ruta avrebbe “agevolato Di Donato fornendogli, ad esempio, la notizia del controllo dei Nas di Salerno presso i centri del Consorzio”, mentre Collarile “appare particolarmente e costantemente attivo nel porre in esere le proprie condotte, lasciando emergere una spiccata pericolosità, evincibile peraltro anche dal trattamento riservato ai migranti ospiti delle sue strutture”.
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