di Simonetta Ieppariello
"Arrivati col barcone per ammazzare gli italiani! E poi il “cattivo” sarei io??". Questo il commento, via Twitter, del Ministro degli Interni Matteo Salvini all'arresto avvenuto a Napoli di Sillah Osman, 34enne gambiano in Italia da richiedente asilo, al termine di un'operazione antiterrorismo condotta da carabinieri e polizia.
Osman era approdato in Italia un anno fa, ed era, secondo le indagini, sbarcato con finalità terroristiche: dopo un lungo addestramento in Libia, l'uomo, collegato all'Isis, avrebbe dovuto portare a termine un attentato.
Quella messa a segno in Campania è stata una delle più importanti operazioni sul fronte dell’anti-terrorismo mai compiute in Europa. L’arresto di Sillah Osman, avvennuto appena due mesi dopo il fermo del suo connazionale gambiano Alagie Touray, a Licola, conferma come l’Isis sfrutti le rotte e viaggi di disperati in arrivo dalla Libia per penetrare in Europa.
Il Califfato, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti dell'Antiterrorismo, identifica i propri «soldati» in Paesi a vocazione migratoria come il Gambia, trasferisce questi uomini in Libia per addestrarli nei propri campi all’uso di armi ed esplosivi, per poi imbarcarli su uno dei tanti «gommoni della speranza». Da lì inizia il viaggio verso l'Europa.
«Prendere la pistola per sparare e per uccidere». Sonop alcune della parole intercettate sul gambiano, nel chiuso della sua stanza del centro di assistenza di Lecce.Lo registra una telecamera e così si vede Sillah Ousman simulare il gesto di imbracciare un mitra e di fare fuoco.
Sillah non sapeva di essere sotto controllo, grazie alle accuse dell’altro militante Isis Alagie Touray, in Puglia e viene seguito costantemente quando il 9 giugno scorso si è mischiato nel corteo di una processione religiosa. Sillah un altro soldato di Dio, arruolato contro gli infedeli, e il suo delirio mistico, covato e coltivato nel tempo.
Condizione ideale per uccidere i «crociati», anche sulla scorta delle sostanze alcoliche e degli stupefacenti assunti dal gambiano. Sillah 19 giugno scorso è stato intercettato al telefono con la moglie in Africa, che lo rimprovera per la sua prolungata assenza: «Mi sono trasferito a Napoli - dice in riferimento alla sua prima convocazione presso la Procura partenopea - una città grande come Kombo, non chiedermi perché sono solo, io sono soldato di Dio». Nel corso dell’interrogatorio dello scorso venti giugno si conferma il suo stato di alterazione. «Ho ricevuto una luce... ho una missione nel cuore da compiere... ho un segreto che mi lega a Dio», riferendosi a una missione di unità dei musulmani ma che non avrebbe matrice violenta. E sarebbero tredici i soldati del Califfato addestrati in Libia, spediti in Europa. Una vera e propria rete su cui indaga la Digos e l’altiterrorismo.