di Simonetta Ieppariello
Un legge che reimposta criteri e sanatorie attese e disattese. Bocciata e senza possibilità di appello dalla Consulta che l’ha, nei fatti, dichiarata incostituzionale la legge della Regione Campania che avviata gli enti verso una sorta di condono edilizio, disciplinato da alcuni specifici criteri. Gli immobili abusivi, anche se entrati a far parte del patrimonio dei Comuni, è la sentenza della Corte, vanno demoliti .Uniche deroghe per quegli immobili che presentassero, e ogni caso sarà valutato singolarmente e molto attentamente, una valenza di pubblica utilità.
Insomma, con la sentenza della Corte cade il criterio fondante su cui si strutturava la sanatoria campana del cosiddetto abuso di necessità. Saranno dunque tutti decretati quali immobili fuorilegge. In una nota, Palazzo Santa Lucia prende atto della sentenza, ricorda che la stessa legge nazionale «prevede la facoltà dei Comuni di non demolire le opere abusive», ritiene «necessaria una disciplina» che affronti il problema e fa sapere che sottoporrà alla Conferenza Stato-Regioni, al governo e ai gruppi parlamentari «l’adozione di ogni misura all’interno del quadro normativo nazionale».
Ma intanto la legge, nei fatti, è stata bocciata e sono 70mila le case che dovranno essere demolite. La legge regionale fu approvata a luglio 2017 e fu fortemente voluta dal governatore De Luca per dare una risposta a quelle 70mila sentenze di demolizione che tuttora gravano su tutto il territorio Campano tra zone a maggiore concentrazione e altre zone in cui le case a rischio sarebbero meno addensate. La legge, in sostanza, dava la possibilità ai Comuni di acquisire al proprio patrimonio gli immobili abusivi da concedere poi in affitto agli stessi «occupanti di necessità». Un meccanismo che avrebbe consentito una sorta di scrematura a discrezione degli enti locali per discernere gli abusi reali da altri realizzati per necessità.
Insomma, il governo di palazzo Santa Lucia pensava così di aggirare le costose procedure di abbattimento delle case, e al contempo puniva l’abusivo togliendoli il diritto di possesso della casa, ma senza sgomberarlo evitando una nuova emergenza casa.
Ma lo scorso settembre il Governo ha deciso di impugnare la legge. Mesi di dibattimenti e analisi fino alla sonora bocciatura di ieri della Consulta.
Un braccio di ferro quello tra Campania e Governo centrale partito 14 anni fa. Nel 2004, per l’esattezza, quando la legge regionale che avrebbe dovuto recepire il condono edilizio voluto dal governo Berlusconi fu bocciata dalla Consulta. I tentativi in Parlamento di salvare i cosiddetti abusi di necessità sono stati più di uno in questi anni come quello del deputato Ciro Falanga. Ma l’esito è stato sempre negativo.
Ma la Corte fa riferimento al testo unico sull’edilizia e all’uniformità tra le Regioni, spiegando nei fatti che la competenza è del governo centrale e di certo non possono esserci differenze da regione a regione. La Consulta, in particolare, ha dichiarato incostituzionale la conservazione degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio comunale, laddove si consentiva ai Comuni di non demolire le case fuorilegge locandole o alienandole agli stessi occupanti.
Contrastanti le reazioni alla sentenza. Gli ambientalisti esultano e parlano di «vittoria della legalità». . Il M5s, che in consiglio regionale aveva votato contro, sottolinea che «già un anno fa denunciammo i profili di incostituzionalità». Forza Italia, da sempre in prima linea a favore degli abusi di necessità, rilancia la propria battaglia.
Una cosa è certa si tratta di un vero e proprio “terremoto” ella Regione con il più alto numero di case abusive: secondo Legambiente sono 70mila, Vincenzo De Luca, da viceministro alle Infrastrutture, parlò di 80mila abitazioni fuori legge, ma c’è anche chi dice che siano oltre 100mila.
Andando più nello specifico, soltanto nella «Zona rossa» intorno al Vesuvio ce ne sarebbero quasi 27mila. Scorrendo la mappa La procura di Torre Annunziata ha calcolato che almeno 3mila edifici tra Torre del Greco e Massa Lubrense sarebbero da abbattere. Ma come ha più volte spiegato il governatore i costi e i tempi saranno enormi e lunghissimi. Secondo una stima ogni abbattimento costerebbe 30mila euro. Chi paga? i comuni che soldi da spendere ne hanno sempre meno.