Sono dieci le persone di cui il sostituto procuratore della Dda Luigi Landolfi ha chiesto il rinvio a giudizio nell'indagine dei carabinieri della Compagnia di Maddaloni e della Finanza di Benevento che era balzata agli onori delle cronache lo scorso 17 aprile. Quando, come si ricorderà, era stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Vincenzo Carfora, 49 anni, di Forchia, Vincenzo Barbato Iannucci, 42 anni, di Castelvenere, finanziere in servizio a Solopaca; Michele Lettieri, 54 anni, di Pignataro Maggiore; Enzo Ruotolo, 43 anni, di San Felice a Cancello e Giovannina Sgambato, 68 anni, anch'ella di San Felice a Cancello. Il provvedimento era poi stato annullato dal Riesame per Iannucci, tornato dunque in libertà.
Nessuna misura era invece stata adottata nei confronti di Vincenzo D'Onofrio, 50 anni, di Airola, Orazio De Paola, 56 anni, di San Martino Valle Caudina, Bartolomeo Massaro, 56 anni, di Cervinara, residente a San Felice, Nicola Panella, 54 anni, Montesarchio, Domenico Servodio, 39 anni, di Rotondi. Tutti dovranno presentarsi il prossimo 11 settembre dinanzi al Gup del Tribunale di Napoli, che dovrà decidere se spedire o meno a processo gli imputati. Le accuse a vario titolo: associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e tentata estorsione aggravate dalle finalità camorristiche.
Nel mirino degli inquirenti, l'esistenza di un presunto clan, guidato da Michele Lettieri, che nella Valle di Suessola avrebbe raccolto l'eredità di quello dei Massaro. Attenzione puntata su due estorsioni tra San Felice a Cancello e Montesarchio e una terza, solo tentata, a Paolisi. Episodi che risalgono al periodo tra settembre ed ottobre 2015, quando sarebbe stato corso il rischio di rompere la 'pax' fissata dal limite territoriale del 'ponte di ferro' all'ingresso di Arpaia. Ad una estorsione, consumata ad Arpaia, zona ad influenza casertana, ed attribuita al clan Pagnozzi nella versione offerta in giro da uno degli autori, sarebbe infatti seguito uno sconfinamento a Paolisi, con il tentativo di imporre il pizzo ad un'attività imprenditoriale di Paolisi. Una situazione di conflittualità che sarebbe stata composta dalla mediazione assicurata da personaggi considerati vicini ai Pagnozzi e a Lettieri.
Sono impegnati nella difesa gli avvocati Vittorio Fucci (per Carfora e D'Onofrio), Dario Vannetiello (per De Paola), Antonio Leone (per Iannucci), Alessandro Barbieri (per Lettieri), Pierluigi Pugliese (per Panella), Marianna Febbraio (per Ruotolo), Mauro Clemente (per Servodio), Pietro Romano (per Sgambato) e Giovanna Limpido (per Massaro).
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