di Siep

Occorre evitare pericolosi allarmismi in un situazione in cui gli italiani hanno consumato 402,5 milioni di chili di vegetali surgelati nel 2017 con un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, dovuto proprio alla crescita a tavola dei vegetali naturali e in particolare delle zuppe, dei passati e dei minestroni. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare l’importanza delle misure precauzionali adottate con il ritiro in Italia ed in altri Paesi europei di prodotti alimentari surgelati, a seguito del possibile rischio di contaminazione da Listeria monocytogenes.

Il sistema di allarme europeo è scattato di nuovo per il ritiro dal mercato di alcuni lotti di minestrone surgelato prodotto da una leader del settore. «La decisione è volontaria e del tutto precauzionale — informa sul web l’azienda per prevenire comportamenti di paura dei clienti— e fa seguito alla segnalazione da parte di Greenyard (fornitore belga, uno dei maggiori al mondo di frutta e verdura) della potenziale contaminazione da batterio listeria di una partita di fagiolini utilizzati in minima parte all’interno delle confezioni». I lotti sotto tiro sono quelli di minestrone tradizionale, sugli altri nessun sospetto. 
Nessun rischio per la salute se il prodotto viene cucinato, chiariscono subito gli enti sanitari. La cottura infatti uccide i germi. Le autorità, per evitare nuovi focolai e spezzare rapidamente la catena di diffusione, procedono però con iniziative drastiche in tutti i Paesi dell’Unione. Altri ritiri in Sicilia di lotti di mais e verdure surgelate. E poi in Germania, Regno Unito, Finlandia e Austria, coinvolti diversi supermercati e marchi. Anche all’estero, incriminati i minestroni, il denominatore comune è il mais. Nei rispettivi siti aziendali sono elencati i codici delle partite non sicure. In Italia, subito attivate ulteriori verifiche. 

Il ministro della Salute Giulia Grillo segue «con la massima attenzione l’evolversi della situazione, gli uffici di prevenzione sono al lavoro. Al momento non risultano focolai nelle nostre regioni».

«Dalla mucca pazza (2001) alla carne alla diossina nel nord europa (2008), dal latte alla melamina dalla Cina (2008) alla mozzarella blu (2010) fino alle polpette con carne di cavallo spacciata per manzo (2013) e venduta in tutta Europa, con la globalizzazione degli scambi commerciali gli allarmi – sottolinea la Coldiretti – si diffondono rapidamente nei diversi Paesi con pericolose conseguenze per la salute dei cittadini ma anche sul piano economico per gli effetti sui consumi poiché non si riesce a confinare l’emergenza anche per le logiche produttive e commerciali - continua Coldiretti in una nota stampa -»

«Le complessità sono evidenti dallo stesso ultimo caso della listeria che – riferisce la Coldiretti – sembra riguardare alcune confezioni vendute a marchio Findus che ha ricevuto la segnalazione da parte dell’azienda belga fornitrice Greenyard per una possibile contaminazione che potrebbe essere dovuta a verdure e mais prodotti in uno stabilimento in Ungheria. La stessa Greenyard ha peraltro annunciato il ritiro anche di prodotti surgelati a marchio Freshona nei punti vendita Lidl della sola Sicilia.

Le maggiori preoccupazioni – precisa la Coldiretti – sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio con un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro. L’esperienza di questi anni – sostiene la Coldiretti – dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti ma anche la necessità di togliere il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione pubblica delle aziende che importano i prodotti dall’estero per consentire interventi rapidi e mirati.

Di fronte all’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per l’ortofrutta fresca ma non per i succhi, le conserve di frutta o per gli ortaggi conservati, l’Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere – conclude la Coldiretti – di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche promuovendo una profonda revisione delle norme comunitarie».

Listeria è un microbo molto diffuso nell’ambiente, causa di infezioni alimentari che possono avere conseguenze gravi su persone fragili, neonati e anziani con problemi di difese immunitarie. I cibi solitamente più esposti alla proliferazione del batterio sono pesce, carne, verdure crude, latte non pastorizzato. Ma il microbiologo degli alimenti Paolo Aureli, che si è occupato di epidemie italiane (in scuole piemontesi) quando era direttore della sicurezza alimentare all’Istituto Superiore di Sanità, è molto rassicurante: «Se è prevista la cottura non ci deve essere timore. Una minima presenza di listeria in certi alimenti è tollerata».