Benevento

E' stato il procuratore Giovanni Conzo, che ha diretto le indagini con il sostituto Patrizia Filomena Rosa, a sostenere questa mattina le ragioni dell'accusa dinanzi al Riesame di Napoli, chiamato a pronunciarsi – la decisione è attesa nelle prossime ore - sul ricorso degli avvocati Nazzareno Fiorenza e Pietro Farina contro l'ordinanza di custodia cautelare a carico di Paolo Di Donato, 48 anni, di Sant'Agata dei Goti, indicato come il 'dominus' del Consorzio Maleventum, al quale fanno capo dodici strutture ed una tredicesima consorziata. Si tratta di una delle cinque persone finite agli arresti domiciliari, lo scorso 21 giugno, nell'inchiesta della digos sulla gestione di alcuni centri di accoglienza per migranti nella nostra provincia.

Diverse le ipotesi di reato prospettate, che Di Donato aveva respinto quando si era trovato al cospetto del gip Gelsomina Palmieri, che aveva firmato i provvedimenti restrittivi. In quella occasione, come si ricorderà, il 48enne aveva chiarito il suo ruolo nel Consorzio Maleventum tra il 2015 ed il 2016, il periodo al quale fanno riferimento i fatti contestati. Aveva precisato che all'epoca era un dirigente assunto dal Consorzio che si occupava dei rapporti con la Prefettura per ciò che riguardava il prelievo dei cittadini stranieri al porto di Napoli, l'espletamento di tutte le procedure e la loro collocazione nei diversi centri.

Mercoledì saranno invece discussi i ricorsi di Giuseppe Pavone (avvocati Luca Guerra e Giovanni Procaccini), 53 anni, di Benevento, dipendente del ministero della Giustizia che all'epoca lavorava in Procura; Felice Panzone (avvocato Alessio Lazazzera), 58 anni, di Montecalvo Irpino, fino al gennaio 2017 funzionario aggregato alla Prefettura di Benevento; Salvatore Ruta (avvocato Vittorio Fucci), 58 anni, carabiniere in forza alla Compagnia di Montesarchio, da un anno e mezzo in aspettativa; Angelo Collarile (avvocato Antonio Verde), 46 anni, di Benevento, dipendente del centro Luanfra di cui viene considerato dagli inquirenti il gestore di fatto. Anche loro avevano escluso ogni addebito nel corso degli interrogatori di garanzia, al termine dei quali la dottoressa Palmieri aveva però confermato per tutti la misura dei domiciliari, ritenendo evidentemente non variato, complessivamente, il quadro sia della gravità indiziaria sia delle esigenze cautelari.

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