“Come facciamo a costruire un impianto di depurazione in un negozio di pochi metri quadrati, già esistente, al piano terra di un condominio? Perchè per colpa del Comune che ancora oggi non è in grado di costruire un depuratore dobbiamo provvedere noi individualmente a sostenere una spesa ingente per aprire le nostre attività?".
Queste le domande che tanti esercenti, per lo più giovani imprenditori rivolgono a Comune, Prefettura, Tribunale, Procura, ordini professionali, Camera di Commercio, Ance e associazioni di categoria dopo che si sono visti rigettare la S.C.I.A per inizio o continuazione di qualsiasi attività commerciale, artigianale e industriale ricadente nel comune di Benevento.
Pratica bocciata, o meglio congelata per 30 giorni. Termine entro il quale, scrive ai richiedenti il Settore Sviluppo economico dell'Ufficio Commercio del Comune di Benevento “è onerata di di esibire presso questo ufficio il progetto autonomo impianto di depurazione che consentirà di scaricare nelle fognature...”. In pratica, al di là delle aziende nelle aree industriali, dove peraltro c'è spazio per prevedere e realizzare un impianto privato ad hoc, peraltro già previsto per numerose tipologie di imprese, anche i piccoli negozi del centro storico e di tutte le zone della città (ad eccezione di quelle servite dai depuratori rionali come Capodimonte, Pacevecchia, Ponte delle Tavole e Ponte Valentino) dovranno prevedere un 'mini depuratore' personale o condominiale.
Ipotesi, questa, quasi impossibile da realizzare e che comporterebbe costi che francamente un piccolo esercente non potrà accollarsi.
Al centro di tutta la vicenda c'è l'ultimo sequestro degli scarichi fognari che sfociano direttamente nei corsi d'acqua cittadini e che alcuni mesi fa erano stati 'sigillati' su disposizione del Gip del Tribunale di Benevento dopo la richiesta della Procura nell'ambito dell'inchiesta sull'inquinamento dei fiumi. Un provvedimento che impone ai Comuni interessati, quindi ai sindaci e tra questi c'è anche Clemente Mastella, “l'obbligo di esercitare con il massimo rigore le proprie competenze in materia di nuovi permessi di costruire, di permessi di abitabilità, di autorizzazioni allo scarico di reflui nelle pubbliche fognature, di autorizzazioni all'inizio o alla continuazione di qualsiasi attività commerciale artigianale e industriale non dotate di autonomi impianti di depurazione delle acque reflue”. Insomma, una tegola pesantissima specialmente sui piccoli commercianti che proprio non riescono a capire come sia possibile realizzare un impianto all'interno dei locali presi magari in affitto e che già catastalmente risultano “commerciali” e quindi in regola con la destinazione d'uso.
Una questione finita anche al centro di una serie di incontri organizzati dalla rete delle professioni composta da ANCE Benevento, Confindustria Benevento, Ordine degli Architetti della provincia di Benevento, Ordine degli Ingegneri della provincia di Benevento, Collegio dei Geometri della provincia di Benevento, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Benevento, Ordine dei Geologi della Regione Campania, Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della provincia di Benevento, Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Benevento e Ariano Irpino, Università degli Studi del Sannio.
La rete nell'ultimo incontro aveva chiesto un incontro con il Prefetto di Benevento proprio per cercare un modo per evitare la totale paralisi per decine se non centinaia di attività economiche di Benevento.
Confindustria con la Rete delle Professioni resta a disposizione degli imprenditori per cercare di trovare una soluzione per porre rimedio all'ordinanza ed ottenere la SCIA.
Una catastrofe economica per chi ha deciso di intraprendere o rilevare un'attività commerciale in città e che oggi si ritrova a fare i conti con un provvedimento scaturito solo ed esclusivamente dall'incapacità delle amministrazioni comunali degli ultimi decenni di progettare e costruire un depuratore a servizio della città.