Avellino

È passato un girone dal match dell'andata contro Varese e dalla fine del campionato della Sidigas. Un match, quello dello scorso gennaio, che mostrò nella sua pienezza quello che sarebbe stato un girone di ritorno da incubo. Chiamata a piazzare un successo di vitale importanza, per guadagnarsi una qualificazione alle Final Eight che arrivò lo stesso grazie alla sconfitta di Cantù contro Roma, la Scandone decise di alzare bandiera bianca, all'improvviso, per quello che sembrò, e probabilmente a posteriori può definirsi con certezza, un ammutinamento contro il proprio coach e contro sè stessi.
 
Cavaliero e compagni non solo persero in malo modo il match del Del Mauro, ma rimasero negli spogliatoi la propria voglia e il rispetto per chi aveva riempito l'impianto irpino, rimediando un passivo di ventiquattro punti contro una Openjobmetis, con tutto il rispetto possibile, modesta e che infatti, di lì a poco, avrebbe esonerato Pozzecco per affidarsi a Caja, rivoluzionando in buona parte il proprio roster.
 
L'agonia della Sidigas, a parte qualche breve ritorno a livelli accettabili, è cominciata quell'11 gennaio e terminerà domenica. A porre fine alle sofferenze biancoverdi ci penserà la stessa Varese, in un match senza importanza per entrambe le squadre. L'Openjobmetis dall'arrivo di Caja, Maynor e Jefferson ha cambiato marcia, lasciando i bassi fondi della classifica e centrando la salvezza con diverse giornate d'anticipo.
 
A quota 24, il campionato dei lombardi può definirsi discreto. Due punti più giù, quello della Scandone ha assunto, senza dubbio, l'appellativo di deludente. Quattro mesi dopo la chiusura del campionato irpino, al termine dei quaranta minuti del PalaWhirpool, il passato dovrà essere esaminato e messo da parte, per ripartire con un'altra faccia.
 
Alessio Bonazzi