Ha escluso di aver minacciato l'imprenditore puntandogli una pistola alla testa, ha sostenuto che le richieste di denaro erano relative alla liquidazione, che non aveva ottenuto, per il 2013 ed il 2014, gli anni in cui aveva lavorato per lui, che conosce da tempo, al punto che ne utilizzava un ciclomotore. Assistito dall'avvocato Pierluigi Pugliese, si è difeso così Guido Sparandeo, 43 anni, di Benevento, già noto alle forze dell'ordine, finito agli arresti domiciliari due giorni fa in un'indagine per estorsione diretta dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Assunta Tillo, e affidata alla Squadra mobile.
Sparandeo è comparso questa mattina in Tribunale dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, che aveva firmato l'ordinanza a suo carico – la Procura aveva proposto la custodia in carcere-, adottata in un'inchiesta partita dopo la denuncia del titolare di una ditta di Benevento che fornisce prodotti per uffici, che sarebbe stato costretto a sborsare, a partire dal 2016, e in più occasioni, la somma complessiva di 2mila euro.
Nel mirino degli inquirenti una serie di 'avvertimenti' di stampo intimidatorio che avrebbe ricevuto: oltre a quello con l'arma, il rinvenimento di due proiettili posizionati sulla serranda dell'attività, e di una molotov lasciata accanto all'auto, e lo scoppio di un petardo sul balcone dell'abitazione. Episodi, gli ultimi tre, prospettati dall'accusa, ma che lo stesso giudice aveva però ritenuto non riconducibili, evidentemente per l'assenza di indizi, al 43enne, per il quale l'avvocato Pugliese ha chiesto, al termine dell'interrogatorio di garanzia, un'attenuazione della misura. Una richiesta non accolta dal giudice, che ha dunque confermato i domiciliari. La parola passa ora al Riesame, dinanzi al quale sarà impugnato il provvedimento.
Esp