Benevento

L'affidamento dell'incarico per la trascrizione delle intercettazioni, la costituzione di parte civile dell'impresa, assistita dall'avvocato Matteo De Longis junior, poi il rinvio al 1 febbraio del prossimo anno. Si è chiusa così la prima udienza del processo, celebrato nelle forme del giudizio imputato, per due delle quattro persone arrestate dai carabinieri nel novembre dello scorso anno per concorso in tentata estorsione.

Si tratta di Carmine De Rosa (avvocato Achille Cocco)), 34 anni, e Vincenzo De Rosa (avvocato Fabio Russo), 38 anni, entrambi di Paduli, che erano stati colpiti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, al pari di Diego Spina (avvocati Gaetano Aufiero e Raffaele Fabiano), 40 anni, di Casalbore, e Marino Tascione (avvocato Giuseppe Bellaroba), 54 anni, di Casalbore, che hanno invece scelto il rito abbreviato.

Le misure, poi attenuate dal Riesame e dallo stesso gip Flavio Cusani -obbligo di dimora a Paduli per i De Rosa e domiciliari per gli altri – erano state adottate in un'inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Benevento Aldo Policastro, dall'aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Flavia Felaco, su due attentati incendiari ai danni di altrettanti cantieri, a Casalbore e Paduli, aperti per la costruzione di opere per il metanodotto Snam. Secondo gli inquirenti, l'obiettivo sarebbe stata l'imposizione al rappresentante dell'impresa del pagamento di una tangente di 40mila euro, in cambio di protezione.

Il primo 'avvertimento' risale alla notte tra il 6 ed il 7 agosto del 2017, quando erano stati dati alle fiamme, a Casalbore alcuni mezzi della ditta; dopo circa un mese, stessa sorte per un furgone, sempre all'interno dell'area del cantiere,ma a Paduli. Episodi al centro di un'attività investigativa sfociata nella proposta, respinta dal Gip, di altri tre provvediimenti restrittivi.

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