Avellino

Nella suggestiva cornice del Castello di San Barbato a Manocalzati, in occasione della sesta edizione della Fiera del Libro di Manocalzati, una tre giorni di incontri ed eventi nel segno della lettura, è stato presentato il libro di Paolo Pagliuca, preparatore atletico dell'A.S. Avellino. Un diario di viaggio, nel quale Pagliuca ha raccontato la vittoria della sua battaglia contro un linfoma. E il titolo di questo libro "Paolo 1-Linfoma 0", i cui proventi delle vendite saranno destinati interamente all'Ail, nonché la copertina che ritrae Pagliuca applaudire la Curva Sud, stanno a simboleggiare la dura lotta dal lieto fine contro una malattia sconfitta grazie al coraggio, alla forza di volontà e alla voglia di non arrendersi mai.

Alla presentazione era presente il presidente dell'A.S. Avellino, Walter Taccone, accompagnato dal responsabile dell'area marketing, Sergio De Piano, oltre ad una rappresentanza della Curva Sud Avellino. A moderare il tutto, il giornalista di mediaset, irpino doc, Antonio Pascotto, oltre al giornalista di Ottopagine e Ottochannel, Marco Grasso, che ha curato la stesura del libro, alla presidente dell'Ail, Palmira D'Alessandro e al dott. Fausto Palmieri del reparto di ematologia dell'Ospedale di Avellino.

Dopo Pascotto, il primo a prendere la parola è stato il presidente Walter Taccone: "La storia di Paolo ha legato assieme tre aspetti, lo sport, la medicina e la vita. Quando ho avuto l'onore di prendere l'Avellino e rappresentare la mia città, un nostro amico in comune mi ha presentato Paolo, che oltre ad essere un bravo insegnante è un grande esperto di calcio. Paolo lavora con noi da sei anni. In questi sei anni si sono avvicendati allenatori e staff tecnici, ma lui è rimasto con noi e resterà con noi fin quando lo vorrà. Rappresenta la città e la società ed è diventato il mio uomo di fiducia. Quando ho appreso da lui la triste notizia, avendo passato più di trent'anni in ospedale e avendo fatto sempre l'analista di patologie oncologiche, conoscendo l'evoluzione della malattia gli dissi immediatamente di non disperare. Che sarebbe stata una lunga battaglia che avrebbe superato alla grande. E così è stato. Non potrò mai dimenticare il coro dei ragazzi della Curva Sud in suo onore. Quel giorno partecipai anche io e mi misi a cantare in Tribuna Montevergine".

Dopo la lettura di un passo del libro e l'intervento della presidente dell'Ail, Palmira D'Alessandro e del dott. Fausto Palmieri, ha preso la parola Marco Grasso, che ha curato la stesura del libro: "È nato tutto in maniera casuale, in rete. Mi ha colpito molto quello che Paolo scriveva su internet. La tempistica. Un diario quotidiano che aggiornava i lettori sulla sua malattia. Ho intravisto la forza e il suo bisogno di condividere con migliaia di persone la sua malattia. Con il passare dei giorni aveva assunto un impegno con gli amici del web. All'inizio mi sono posto delle domande anche cattive, che poi ho posto allo stesso Paolo. Poi ho capito che la sua era stata una scelta giusta. Ho visto quanto affetto lo circondasse e l'ho contattato privatamente, per confrontarci. Gli ho lanciato l'idea del libro e lui ha colto subito la palla al balzo e ha voluto che lo seguissi in questo percorso. Un diario scritto col cuore. Un portafortuna. Io non ho fatto altro che condividere l'emozione di Paolo nello scrivere. Ringrazio Donatella De Bartolomeis, della casa editrice Il Papavero che ha sposato la nostra idea. E così è nato un libro che è la fotografia dell'esperienza di Paolo".

Poi è toccato al protagonista di giornata, Paolo Pagliuca, visibilmente emozionato dopo la lettura di un altro toccante passo del suo libro: "Ho voluto mettere tutto nero su bianco perché mia cugina Linda, la moglie di Marco, mi ha tempestato di messaggi. Sono stati momenti delicati che hanno segnato la mia anima e che non mi abbandonano. Il mio desiderio era di dimostrare di che pasta siamo fatti noi irpini e di cosa siamo capaci di fare. Il mio messaggio va a chi sta lottando contro questa malattia. La speranza deve sempre esistere e non deve mai abbandonare chi vive questa tragedia. Ringrazio chi mi è stato vicino, la mia famiglia, i miei conoscenti, i ragazzi della Curva Sud, perché io sono uno di loro. Ringrazio mio nipote che si è tanto prodigato per me, mi ha donato il plasma. Ringrazio il personale del reparto dell'ospedale di Avellino, tutti splendidi: un'eccellenza che va oltre i confini italiani. Mi auguro che il libro possa essere venduto il più possibile, perché tutti i proventi andranno all'Ail. Poi chiedo a tutti di donare il midollo osseo, perché c'è gente che ne ha bisogno. Non fa male, solo un pochino. La mia esperienza la porto al servizio di tutti, in modo che tutti ne possano godere".

Carmine Roca