Lo scorso 5 maggio c’è stato il più grande sciopero che sia mai fatto nella scuola: è stato unitario e ha visto insieme, nelle piazze italiane, gli insegnanti, il personale ATA, le famiglie, gli studenti, perché la “buona scuola” sia davvero una scuola di stampo europeo.
Parte da qui la Uil per analizzare la manifestazione che ha visto aule vuote e piazze piene. E prosegue: bisogna assumere i precari con decreto legge e non con disegno di legge, altrimenti non ci saranno i tempi tecnici per la firma dei contratti, mentre si devono mettere in sicurezza tutte le scuole. Dare potere assoluto ai dirigenti e ai presidi è un ritorno al passato: il potere a un uomo solo è un pericolo per la democrazia. La scuola riguarda i genitori, gli studenti, gli insegnati e il personale. Abbiamo bisogno di presidi e non di podestà. Per questo, come Uil, vogliamo che questa riforma cambi radicalmente. Vogliamo una scuola pubblica, libera e democratica. Abbiamo bisogno di partecipazione e non dell'uomo solo al comando. Questo Governo promette, ma non mantiene. Avrebbero dovuto fare un decreto, per assumere i precari, ma non l'hanno fatto. Il Governo deve convocare il sindacato e se la ministra non lo capisce, ci vada lei a scuola per prima.
Il percorso che la Uil continua a proporre è:un decreto legge per i precari per garantire le 100 mila assunzioni dal primo settembre 2015; una discussione parlamentare ampia per valorizzare l'autonomia, per modernizzare la scuola con investimenti che portino l'Italia al livello degli altri paesi europei; un contratto innovativo per valorizzare il lavoro che si fa a scuola.
“Nella scuola – osserva Fioravante Bosco, segretario generale aggiunto della Uil Avellino/Benevento – c’è bisogno di un momento che veda protagonisti insegnanti, personale Ata, genitori e studenti, che per il loro impegno mostrato nelle manifestazioni di ieri, vanno semplicemente ringraziati. La scuola deve essere il motore del cambiamento nella società italiana, e per nessuna ragione al mondo accetteremo che si ritorni a una scuola classista e che non dia formazione vera ai nostri giovani. Tornare alla scuola del ventennio che fu, sarebbe davvero un colpo mortale per la credibilità delle nostre Istituzioni democratiche”.
redazione