Truffa, falso e minaccia per costringere a commettere un reato. Sono le ipotesi di reato prospettate nell'ordinanza con la quale il gip Gelsomina Palmieri ha disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Fabrizio Parlapiano, 38 anni, di Morcone, Sergio Parlapiano, 40 anni, di Bojano, Daniela Vascello, 37 anni, moglie di Fabrizio, e Joseph Ayna, 49 anni, originario del Camerun, di Ariano Irpino.
La misura è stata adottata in un'indagine del sostituto procuratore Francesca Saccone e della Squadra mobile su una presunta truffa che sarebbe stata commessa in relazione alla presenza di migranti, e ai relativi contributi erogati dalla Prefettura, in una struttura di accoglienza a Morcone gestita dalla 'Centro servizi Belvedere srl”, una società di cui i Parlapiano sono rappresentanti e Vascello una collaboratrice. Un centro convenzionato con l'associazione 'Amici del Camerun', di cui Ayna è il titolare.
I fatti contestati vanno da agosto a dicembre 2017 e da gennaio a giugno 2018 e riempiono un'inchiesta partita lo scorso 14 maggio con la denuncia di un mediatore culturale, dipendente dell'associazione, che agli agenti del vicequestore Emanuele Fattori aveva raccontato di aver avuto nel novembre del 2017 l'incarico di controllare i fogli con la presenza giornaliera degli ospiti e di essere stato costretto, sotto la minaccia del licenziamento, ad apporre numerose firme false. Due giorni dopo la Mobile aveva fatto visita alla struttura, sequestrando un raccoglitore contenente il registro delle presenze per scomparti mensili, poi aveva acquisito, presso la Prefettura, la documentazione relativa all'accreditamento del centro.
La tesi dell'accusa è che dopo il sopralluogo degli investigatori, il mediatore sarebbe stato convocato a più riprese e 'avvertito'. “Ci devi dire se sei con noi o contro di noi...tu ci devi coprire... perchè se continui a dire la verità in presenza dei poliziotti, tu ci rovini e passerai un guaio anche tu...”, si sarebbe sentito ripetere. E ancora: “Tu dovevi dire e devi dire che gli ospiti migranti quella mattina erano usciti presto per il Ramadan... non dovevi assolutamente dire che erano assenti”.
Dichiarazioni ritenute di contenuto intimidatorio nei confronti del cittadino straniero, che, supportate dall'analisi del traffico telefonico, sono confluite in un quadro indiziario che ha indotto il giudice a firmare il provvedimento sulla scorta del pericolo dell'inquinamento delle prove e della reiterazione del reato, rigettando però la richiesta di sequestro preventivo delle partecipazioni sociali dei Parlapiano e di Vascello nella 'Centro servizi Belvedere srl”.
"Sebbene i guadagni illeciti percepiti dagli indagati non siano esorbitanti” -scrive la dottoressa Palmieri-,a parere di questo Gip, è opportuno evidenziare che essi rappresentano la chiara manifestazione dell'esistenza di un diffuso fenomeno truffaldino”. Oggi l'esecuzione della misura a carico degli indagati, difesi, tra gli altri, dall'avvocato Antonio Leone.