Operazione antidroga della Squadra mobile in città. Diciotto i destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dalla Dda e firmata dal gip del Tribunale di Napoli, Federica Colucci.
All'alba l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi, relativi ad un'attività investigativa condotta nel capoluogo sull'esistenza di una presunta associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Decine le persone che in questi minuti stazionano dinanzi alla Questura, in attesa di notizie sui loro familiari.
Nell'ordinanza, adottata sul presupposto del pericolo, "assolutamente attuale", di reiterazione del reato, compaiono i nomi di Nicola Fallarino, 34 anni; Giuseppe Fallarino, 24 anni; Giuseppe Iele, 34 anni, di Benevento; Matteo Ventura, 23 anni, di Ceppaloni; Cristian Bertozzi, 37 anni; Maurizio Iuliano, 25 anni; Raffaele Iuliano, 28 anni; Alberico D'Auria, 23 anni, di Benevento; Aldo Pugliese, 26 anni, di Ceppaloni; Marco Intorcia, 30 anni; Enzo Martinelli, 38 anni; Stanislao Musco, 41 anni; Mauro Fornito, 46 anni; Roberto Ferrara, 46 anni; Pompeo Anzovino, 25 anni; Emanuele Tesauro, 28 anni; Cosimo Sferruzzi, 31 anni, Umberto Ianniello, 31 anni, anche loro della città.
Nel mirino degli inquirenti, supportati da intercettazioni telefoniche ed ambientali, fatti che vanno dal novembre del 2013 al gennaio 2015 e riguardano l'acquisto e la successiva vendita di cocaina, crack, eroina, marijuana ed hashish. L'inchiesta era partita nell'ottobre del 2013, dopo l'incendio della Mercedes, avvenuto al Rione Libertà, di un personaggio noto alle forze dell'ordine. Un rogo ricondotto alla lotta in corso per il controllo del traffico e dello spaccio della 'roba'.
Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Cipriano Ficedolo, Angelo Leone, Marcello D'Auria, Vincenzo Sguera, Marianna Febbraio, Claudio Fusco, Vincenzo Regardi, Nino Del Piero, Valeria Verrusio.
Secondo il Gip, che ha invece respinto la richiesta di misura cautelare nei confronti di altre due persone - una di Benevento, l'altra di Napoli -, la sussistenza dell'associazione, di cui Nicola Fallarino è considerato il promotore-organizzatore, emergerebbe da una serie di dati: “i contatti e gli incontri tra gli indagati, le cautele telefoniche (schede dedicate, cambi di cellulare), gli stabili canali di approvvigionamento e le modalità seriali dello spaccio della sostanza, la vendita a credito a clienti abituali, i ruoli tendenzialmente stabili, la percezione di uno stipendio settimanale da parte degli associati, l'assistenza legale ed economica agli arrestati, l'esistenza di una cassa comune nella quale riversare i proventi, la struttura gerarchica del sodalizio”.
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