Avellino

 

 

di Luciano Trapanese

Le panchine “domino” sul Corso hanno suscitato, com'era prevedibile, le consuete polemiche. Si poteva fare di meglio, manca lo schienale, sono anonime, ingombranti, brutte, «e vedete quelle sistemate in questa città invece...». Insomma, il solito florilegio di posizioni, discussioni, e motivi per dire «chi le ha scelte o è un incompetente o ha zero gusto o peggio ancora». Diciamolo, accade ovunque. Le polemiche sugli arredi urbani sono una costante in ogni latitudine (italiana, almeno). Soprattutto nelle piccole città. Ma alla fine, le panchine, belle o brutte che siano, servono solo a poggiare il fondoschiena. Possono essere comode o scomode, da socializzazione coatta a solitudine conclamata, troppe o poche. Ma comunque solo a quello servono: riposare le stanche membra tra una traversata e l'altra del lungo Corso.

Se queste panchine funzionano lo diranno solo gli avellinesi. Saranno presidiate da camminatori stanchi o pigri? Ok. Oltre che brutte si riveleranno anche “inaccessibili”, poco funzionali? E beh, l'ennesimo tentativo fallito di arredare il Corso. A proposito di bruttezze, quelli che hanno davvero fatto il giro del mondo sono stati quegli ufo piazzati davanti ai bar e rimossi dopo un bel po'. Avrebbero dovuto essere utilizzati dai locali... Facemmo delle foto, postate su Flickr. Ci sono state richieste da un sito che documenta i più brutti arredi urbani sparsi in tutti i continenti. Insomma, un successo (per così dire). Ma in quel caso, appunto, oltre alla estrema originalità della costruzione (e siamo buoni), c'era anche e soprattutto l'evidente inutilità: impraticabili sia d'inverno sia d'estate.

E' un po' il discorso – al contrario - di piazza Libertà. Poteva essere fatta diversamente? Certo. Meglio? Sicuro. Eppure oggi, vedendo quella piazza piena di gente, sembra quasi bella. Comunque assolve al suo compito. E in fondo questo conta, a volte anche più dell'estetica. Ci si dimentica, con un po' di buona volontà, anche di quell'atroce cubo al centro...

La polemica delle panchine – che resta comunque un rilassante argomento estivo -, non oscura certo le difficoltà del governo del cambiamento al comune. Tra panchine, bilancio, dissesto e commissariamento, senza dimenticare le sorti dei biancoverdi, gli avellinesi hanno ricchi argomenti di discussione.

Certo, i preziosi consigli – sulle panchine - dispensati su Facebook da Pasquale Matarazzo, l'esteta urbano (ci consentirà), della lista Mai Più, sono tutti più che buoni, a partire dalla scelta di Mimmo Paladino. Forse però i costi sarebbero lievitati. E comunque la passata amministrazione ha sempre – e non sappiamo perché – guardato di traverso il connubio arredi e arte, che sono sì più impegnativi (economicamente), ma consegnano alla città opere destinate a entrare nel patrimonio avellinese. E' il passato, inutile insistere. Nel frattempo però, chi ha tempo ed esperienza, vada a provarle le nuove panchine. Magari saranno brutte ma comode. Come i divani di tante abitazioni: démodé, vecchi, ma così “accoglienti” da diventare insostituibili. Buona passeggiata.