di Marco Festa
Un blitz in gran segreto. In hotel, dopo pranzo. Un colloquio di circa venti minuti per tentare di infondere fiducia nell'intero gruppo rassicurandolo sulla partecipazione al prossimo torneo Cadetto. L'arrivo in ritiro del presidente Taccone ha rappresentato l'evento principale dell'ennesimo giorno nel limbo: quello vissuto ieri da calciatori, staff tecnico e dipendenti dall'U.S. Avellino. Il club biancoverde, alle prese con l'esclusione dal campionato di Serie B, conoscerà in giornata, salvo slittamenti, la data della decisiva udienza dinanzi al Collegio di Garanzia del Coni presso cui è stato presentato ricorso nella serata di lunedì scorso: il giorno indicato corrisponderà con quello della sentenza che confermerà o ribalterà la doppia bocciatura da parte della FIGC.
Monta nel contempo la contestazione nei confronti della proprietà con una serie di striscioni, dai toni eloquenti, comparsi dinanzi allo stadio e in città. Presi di mira con l'utilizzo di adesivi - prontamente rimossi - anche gli uffici della "Futura Diagnostica", in Corso Vittorio Emanuele. Intanto, dopo aver annullato l'amichevole inizialmente in programma ieri contro la Virtus Francavilla è stato definitivamente accantonato anche il test programmato per il prossimo 28 luglio contro la Cavese. Il motivo? Impegni considerati come ufficiali e che allo stato attuale l'Avellino, senza categoria, non può disputare. Per la squadra è invece sempre tempo di prove di normalità: seduta mattutina tra palestra e campo, ma Marcolini si sta dimostrando anche un fine psicologo ed ha deciso di ordinare un pomeriggio di assoluto riposo. Un modo per permettere ai suoi calciatori di recuperare energie fisiche e, soprattutto, smaltire l'inevitabile e comprensibile nervosismo accumulato negli ultimi giorni in attesa del momento della verità.