#iostoconGiuseppe, “Signore non ti capisco. Ma senza capire mi affido nelle tue mani (Papa Francesco)". Sono i messaggi degli amici e dei familiari di Giuseppe Matarazzo, il 45enne di Frasso Telesino ucciso giovedì scorso a colpi di pistola dinanzi alla sua abitazione di contrada Selva. Questo pomeriggio nella chiesa di Santa Giuliana si sono svolti i funerali celebrati dal parroco don Nicola.
Tantissime le persone che hanno gremito la piazza e la chiesa. Centinaia di persone che per l'ultima volta hanno voluto abbracciare Giuseppe. “Un ragazzo sfortunato”, questo il commento dei più che mai hanno creduto nella sua colpevolezza che invece era stata sancita anni fa dai giudici che lo avevano condannato ad oltre 11 anni di carcere per reati sessuali ai danni di una minorenne che, tragedia nella tragedia, nel 2008 si era suicidata. Giuseppe aveva finito di scontare la pena, da solo un mese era uscito dal carcere. Cercava in tutti i modi il reintegro nella società in cui era cresciuto e vissuto fino a quel maledetto 2009 quando era stato arrestato.
“Non ha avuto il tempo”, commentano nel paese della Valle Telesina. All'ingresso di Frasso Telesino un grande striscione con l'hashtag IoStoConGiuseppe, alla base un lumino acceso. Coroni e mazzi di fiori bianchi depositati sul sagrato hanno accolto la bara arrivata dal Rummo di Benevento un'ora prima (17,30) della funzione religiosa. Non appena la salma è entrata in chiesa c'è stato un timido ma deciso applauso degli amici del 45enne. Don Nicola durante l'omelia ha letto la lettera inviata dal Vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – e Sant'Agata de' Goti, don Mimmo Battaglia (LEGGI QUI), che ha lanciato un accorato appello affichè “tutti voi, segni della misericordia di Dio per la nostra terra, è di non avere paura di rispondere al male con il bene, perché solo il bene può interrompere la spirale senza fine dell’odio e dell’umano desiderio di vendetta. Facendo ciò ci sporcheremo le mani, perché abbracciare la cultura della non violenza non significa accettare passivamente ogni cosa, ma, al contrario, è fare politica, farsi carico dei bisogni, delle speranze e della vita di chiunque incontriamo: se veramente vogliamo essere figli di Dio non possiamo che essere operatori di pace, certi che troveremo misericordia soltanto se saremo misericordiosi".