Si chiude l'era De Stefano all'Alto Calore. Questa mattina, in un'attesa conferenza stampa, il presidente dell'ente idrico, ormai a fine mandato, ha dichiarato che non ripresenterà la sua candidatura. Finisce dunque oggi una presidenza complessa, che ha dovuto fare i conti con una ereditata e pesantissima situazione debitoria, ma che – a dire di De Stefano – si chiude comunque nel segno dell'ottimismo.

«Abbiamo lasciato un piano che prevede il rilancio dell'Alto Calore con una ricapitalizzazione da parte dei comuni e l'intervento consistente della Regione, con quasi 60 milioni di euro. E' un piano che ci consentirà di uscire dalla crisi e richiama a impegni precisi i tre attori principali dell'ente: i sindaci, il personale e la Regione. Ha una durata triennale e consentirà di risolvere fino in fondo i problemi dell'azienda. A partire – tra l'altro – dagli interventi sulla rete. Interventi che abbiamo richiesto da tanto: finalmente Palazzo Santa Lucia se ne farà carico».

Con l'addio di De Stefano, il futuro prossimo dell'ente idrico potrebbe essere deciso nell'assemblea dei soci. Un appuntamento già fissato per lunedì prossimo alle sedici.

Nel piano De Stefano sono previsti dei prepensionamenti, anche per ridurre la mole notevole dei costi del personale. Ma pure soluzioni alternative per chi non volesse aderire: il vice presidente della Regione con delega all'ambiente, Fulvio Bonavitacola, ha infatti confermato gli impegni già sottoscritti, e che riguardano importanti lavori per la realizzazione di opere strategiche per l'Alto Calore. Opere che consentiranno di impegnare un centinaio di dipendenti oggi in esubero.

Lello De Stefano è stato alla guida dell'ente per cinque anni (dal 25 luglio 2013). E ha ereditato un'azienda in profondo rosso (casse vuote dopo gli anni delle spese a pioggia che hanno trasformato il consorzio in uno dei più clamorosi carrozzoni della provincia). Con un debito tra gli ottanta e i cento milioni.

Nel corso di questi anni ha tentato in mille modi di ripianare quel deficit. L'operazione più importante – e che al momento si è arenata – è stata quella della fusione con la Gesesa. Ora la sua eredità è questo piano triennale e l'impegno della Regione: basterà a salvare l'ente? Lunedì le prime risposte.