Avellino

 

 

di Luciano Trapanese

Braccio di ferro all'Alto Calore. Uno scontro che sembra destinato a continuare nei prossimi mesi, ma che si è già parzialmente consumato questa sera, in una drammatica assemblea dell'ente che ha portato all'elezione di Michelangelo Ciarcia come amministratore delegato e all'approvazione del piano triennale, illustrato ai sindaci dal professor Stefano Pozzoli, con il 67 per cento dei voti.

Una approvazione che evita il concordato e probabilmente frena anche l'ingresso nella gestione delle risorse idriche irpine dei due competitor, Gesesa e Acquedotto Pugliese.

Finisce dunque l'era del presidente e ad Lello De Stefano (che ha rinunciato alla ricandidatura), ma si prosegue lungo il percorso da lui tracciato.

E' stata bocciata la proposta di rinvio dell'assemblea, sostenuta – con vigore – dal sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, da quello di Montella, Ferruccio Capone, e da Pasquale Giuditta, fascia tricolore di Summonte.

Lello De Stefano, ha salutato l'assemblea ribadendo che «questa soluzione era prevista già dal 29 dicembre, dopo la bocciatura della proposta di aggregazione alla Gesesa. Quel giorno abbiamo fatto riferimento alla legge Madia, blindando di fatto la proprietà pubblica ed evidenziando lo squilibrio finanziario. La normativa prevede una riorganizzazione societaria, e quindi l'attuale Cda lascerà spazio – come da regolamento – all'amministratore unico, Michelangelo Ciarcia».

Il piano triennale si basa sul finanziamento della Regione Campania (20 milioni l'anno tra il 2019 e il 2021). Fondi che serviranno a ridurre la dispersione idrica e i frequenti guasti nelle condutture, oltre a riqualificare reti, adduttrici e impianti. E' anche prevista una drastica riduzione dei costi del personale. Ma non solo. Ai sindaci sarà chiesto un aumento del capitale in 5 anni per un totale di 25 milioni.

Duro il commento del sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi: «La soluzione Ciarcia non può che essere una soluzione tampone, non tiene conto dei cambiamenti politici avvenuti ad Avellino e non assicura discontinuità. Ci auguriamo che i sindaci della provincia vogliano discutere con il Movimento 5 Stelle di una nuova gestione dell'ente, altrimenti si renderanno complici di avere gli stessi problemi solo con dei nomi diversi. L'acqua è un bene prezioso. Va trattata con trasparenza e onestà. Inoltre avevamo chiesto il rinvio dell'assemblea ma non è stato fatto. Non si ascolta il Comune capoluogo».

Ciampi si è presentato solo per pochi minuti all'assemblea. Ha lasciato due fogli di carta, lì c'era la posizione del comune di Avellino rispetto alle decisioni da prendere. Un documento durissimo, che forse sarebbe stato meglio illustrare a voce agli altri sindaci.

Con quei due fogli di carta,Vincenzo Ciampi, è entrato a gamba tesa nell'assemblea dei soci dell'Alto Calore, e chiesto – di fatto - l'annullamento della riunione (per gravi irregolarità), ha stracciato il piano di risanamento proposto dal presidente uscente, ritenuto necessaria una chiara revisione dei bilanci per valutare l'effettiva situazione debitoria dell'ente e individuare delle eventuali responsabilità, si è posto come argine in difesa dell'acqua pubblica, oltre a chiedere di votare subito due punti «per garantire ai cittadini che rappresentiamo la più totale trasparenza ed evidenza delle scelte operate». E i due punti in questione sono: «La sfiducia all'attuale amministrazione verso la quale l'azienda si riserva di svolgere tutte le azioni necessarie a tutela del suo patrimonio e l'affidamento dell'ordinaria gestione. Il Comune di Avellino si riserva anche di effettuare le denunce eventuali legate alle responsabilità dell'attuale gestione, di chi non ha vigilato sul suo operato e di chi ha sostenuto deliberazioni che, sulla base delle eccezioni precedentemente avanzate, avalleranno decisioni, all'interno di un'assemblea potenzialmente nulla o annullabile».

Un ciclone senza voce. E che non ha sortito effetto. L'assemblea ha scelto di seguire la linea De Stefano e scongiurare il rischio concordato. Ma la partita non può certo dirsi conclusa. E' stato fatto un passo importante, si è scelta una direzione. Ma sono tanti i nodi da sciogliere. E il macigno del maxi debito è sempre lì.