di Simonetta Ieppariello

“I detenuti devono scontare la loro pena, ma con dignità. Anche i poliziotti sono in difficoltà. I turni sono massacranti e sono sotto organico. Poggioreale è un inferno insostenibile”.

E' durissima l'accusa degli ex detenuti dopo i due casi di suicidio che si sono verificati nella casa circondariale partenopea. "E' un luogo inumano - afferma Pietro Loia dell'associazione ex detenuti - omologato per 1.600 persone, ma ne contiene 2.200. Vuole dire che ci sono 600 detenuti in più che affollano le celle".

Salvatore Ronghi, il segretario federale di ‘Sud Protagonista’, questa mattina insieme al presidente del comitato ex detenuti Pietro Ioia, ha parlato ai giornalisti proprio all’ingresso della casa circondariale di Napoli, dicendo: “Non possiamo restare impassibili davanti alla realtà inumana rappresentata dal carcere di Poggioreale. Bisogna chiuderlo al più presto”.

"Questo posto è invivibile, è paragonabile solo ad Alcatraz. Il carcere di Poggioreale è un luogo che produce morte".  La protesta, che si è tenuta questa mattina in via Poggioreale, è stata organizzata dal movimento Sud Protagonista di Salvatore Ronghi: "Il Governo Renzi aveva in progetto di cedere il cacere alla Cassa deposito e prestiti e di realizzarne uno nuovo in periferia. Questa struttura è vecchia e non può garantire la dignità delle persone. Oltre ai suicidi, ce ne sono altri 47 tentati, ciò dimostra che questo luogo pregiudica lo stato mentale di chi ci vive”.
Chiudere il carcere insomma per poterne aprire uno nuovo lontano dal centro cittadino. Questa in sostanza la proposta dei comitati e delle associazioni che vedono in questa struttura la rappresentazione del degrado e dell’impossibilità della rieducazione.
Pietro Ioia, invece, dichiara: “Qui dentro si produce malasanità e morte. Bisogna intervenire quanto prima per poter scongiurare altre realtà al limite ed altre morti per suicidi”.