di Simonetta Ieppariello

Ci sono autobus e autobus. Ci sono autobus che attraversano la terra dell’osso, quella più interna lontana dalle coste dove sbarcano gli immigrati. E proprio da quegli autobus arriva una lezione di straordinaria umanità, di solidarietà globale. Una foto posta qualche settimana fa da Roberto Buglione De Filippis mi è rimbalzata sulla home del mio profilo facebook, perchè sono oltre 22mila i like raccolti, oltre 750  i commenti e ben 7180 le condivisioni. Ad oggi. Una foto che nella sua straordinaria semplicità racconta una storia di quotidiana integrazione. Nonostante tutto perchè in tanti si chiedono  se l’Italia è diventata un paese razzista. Se n'è parlato per le recenti notizie di aggressioni contro neri e stranieri: siamo andati a vedere i numeri e ci sono brutte notizie e altre che fanno ben sperare. Come la foto scattata e condivisa da De Filippis. Protagoniste sono un gruppo di 'nonnine' e un giovane venuto da lontano, dal Gambia. Lo accerchiano, lo guardano e alla fine, incuriosite, gli domandano: "Giuvinò come ti chiami? R'addò vieni?". Succede su un bus che collega Grottaminarda a Villamaina.

Insomma, quelle signore lo tempestano di domande. Non si tratta però di domande inopportune: le donne lo vogliono rincuorare. 

"Mi siedo - scrive Roberto - e dopo di me entra Omar, un giovane rifugiato che vive allo Sprar di Lacedonia. Sul pullman c'è un gruppo di donne tra i 75 e gli 80 anni. Guardano Omar e una volta seduto, gli cominciano a fare domande". Dopo avergli chiesto nome e provenienza, Omar si presenta, spiega che sta andando a trovare un gruppo di amici a Frigento. Spiega anche che viene dal Gambia, che scappa da una situazione difficile e che sta da anni in Italia.

"Weee, quant si bell", dice un'altra. "Anche io ho un nipote che ora è Inghilterra. Si scappa anche da qui, ma sembra che tutti si siano dimenticati di questa cosa". Un'altra arzilla vecchietta ha poi aggiunto: "Anche mio marito è stato 20 anni in Germania. Qua, è sempre esistito nord e sud, non credere il contrario" Poi ha concluso: "Ora ci vorrebbero far credere che è un problema 'questa cosa' di viaggiare per poter viver meglio". Tra una chiacchiera e l'altra il tempo è volato ed il pullman è arrivato a Sturno; le nonnine irpine prima di scendere però hanno lanciato ad Omar un saluto affettuoso: “Wee, Omar, mantienete forte, non te preoccupà nui te vulimm’ bene”.

Con il loro dialetto, con quella volontà di chiedere e capire, con quel piglio deciso di chi per una vita intera ha sempre pensato a famiglia, casa e lavoro e con quel modo di fare curioso e pungente tipico delle persone anziane della nostra terra le nonnine irpine sono diventate immagine in piena rotta di collisione con le tante foto e notizie, a volte anche false, ispirante ad una dilagante intolleranza e razzismo.

Storie di gente che si sposta, che parte e che torna, che aspetta e che chiede a dimostrazione di come le vite di tutti siano attraversate da dolori e partenze. Insomma, queste nonne sono riuscite a far ricordare a tutti che “pure da qua se scappa”.

Le signore sulla corriera e l'incontro con un giovane gambiano rilanciato su Fb diventano manifesto di una Italia che pare dimenticare di essere stato un Paese migliore. Quanta umanità in quel gruppo di signore di un piccolo paesino della terra dell’osso. "Io pure ho un nipote che vive in Inghilterra, anche da qua si scappa ma sembra che tutti se lo siano scordato”.

Roberto Buglione De Filippis ha voluto fare un chiaro riferimento alla politica di Matteo Salvini: "C’è ancora speranza oltre la 'Barbarie di Pontida'!". Il giovane autore, che voleva solo raccontare una bella storia di accoglienza e solidarietà, non si aspettava che le sue parole riscuotessero un successo così grande. 

«Il veleno del razzismo continua a creare barriere nella società», ha commentato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sul tema delle aggressioni è intervenuto diverse volte nelle ultime settimane.