di Luciano Trapanese
Beh, i medici lo hanno detto più volte: siamo al fronte. Per sintetizzare una questione reale: le continue aggressioni subite dai pazienti o dai familiari in attesa. Ebbene, la proposta del ministro Grillo, renderà la loro “sensazione” ancora più concreta: è stata avanzata la richiesta di inviare al fronte, pardon, nelle corsie degli ospedali, i militari, con tanto di mitra e tenuta mimetica.
Ora, l'emergenza è vera, seria e acclarata da una lunghissima serie di episodi. Del resto, il 65 per cento dei camici bianchi ha dichiarato di essere stato vittima almeno di un'aggressione. La percentuale al sud arriva al 71 per cento. La Campania – naturalmente – è in vetta alla classifica. Al punto che il presidente del gruppo consiliare alla Regione Campania di Psi e Davvero Verdi, Francesco Emilio Borrelli (componente della commissione sanità), e non proprio un 5Stelle, saluta con “giubilo” la proposta del ministro: «Sono pienamente d'accordo. Chi sfascia gli ospedali, ruba le ambulanze e picchia medici e infermieri va trattato per quel che è, un violento che mette a rischio la vita del personale sanitario e degli altri pazienti, spesso senza alcun motivo, come dimostrano alcuni casi accaduti a Napoli».
La Grillo è andata anche oltre: «Il provvedimento prevede anche l'inasprimento delle sanzioni penali nei casi di aggressioni al personale. Tra le altre misure propongo anche l'istituzione di un Osservatorio anti-violenze e una campagna di comunicazione e di informazione per i cittadini sul ruolo degli operatori sanitari».
Bene, si tratta di una soluzione. Probabilmente i nostri soldati garantiranno la necessaria sicurezza ai camici bianchi. Ma la questione che il titolare del dicastero della salute avrebbe dovuto chiedersi è anche e soprattutto un'altra: perché sta accadendo? Per quale motivo tante, troppe persone, arrivano ad avere atteggiamenti violenti nei confronti dei medici?
Quella domanda, però, avrebbe imposto soluzioni un po' meno semplici, spettacolari e forse neppure immediate. A prescindere che probabilmente il ritorno, anche con un po' di personale in più, dei presidi di polizia (ma perché sono stati tolti quasi ovunque?), i vecchi drappelli ospedalieri, avrebbero ottenuto, in termini di sicurezza per medici e infermieri, lo stesso risultato. Senza scomodare, ancora una volta, il nostro esercito, già impegnato nelle grandi città per i controlli antiterrorismo (l'operazione strade pulite).
La tensione nei nostri ospedali, e in particolare nei pronto soccorso, è oltre il limite di guardia, per diversi motivi. Il primo è il sovraffollamento: la chiusura di tanti presidi territoriali ha accentrato in poche strutture un gran numero di pazienti. Senza contare che la ormai grave carenza di personale, rende il compito di medici e infermieri molto più complesso (con turni di lavoro sempre più lunghi).
Se non si risolvono prima queste “emergenze” (ma chiamarle così è quasi ridicolo: sono ormai deficienze strutturali, figlie dei tagli degli anni scorso), i soldati potranno calmare qualche spirito bollente, ma la tensione resterà quella che è, altissima. Al Pd non piace la proposta. E sostiene di equiparare i medici in servizio in pubblici ufficiali. Ma anche in questo caso non si intravede la soluzione del problema, che resta – come si diceva una volta – sempre a monte.
La proposta della Grillo verrà comunque esaminata il dieci agosto dal consiglio dei ministri.