Avellino

 

 

di Luciano Trapanese

Un'altra patata bollente tra le mani del neo sindaco Vincenzo Ciampi. Ed è forse quella che – per molte e comprensibili ragioni – scotta di più. Dopo il bilancio, l'Alto Calore, il Ferragosto, si è materializzata la questione Avellino Calcio. La squadra, come saprete, è stata esclusa, dopo la sentenza del Tar, dai campionati professionistici. Azzerata, la storia. Si ricomincia da capo. Ma come e con chi?

Il sindaco, che preferisce i comunicati alle dichiarazioni, ha già fatto sapere che «non intendiamo perdere tempo». E a dire il vero, non sarebbe il caso di perderne. Altrimenti rischia di saltare anche la residua chance di iscrivere la squadra alla serie D.

«Ci stiamo infatti attivando – ha continuato Ciampi – con una procedura esplorativa per l'acquisizione di manifestazioni di interesse da parte di società sportive per l'inscrizione della squadra al campionato di serie D, affinché non si disperda il patrimonio sportivo e culturale...».

Certo, chiaro, ai limiti del banale. Ma il tempo stringe e serve chiarezza su chi intende rilevare quel che resta del calcio avellinese. Sulle persone, sui progetti, sulla solidità economica. Sarebbe forse il caso di frenare altri avventurieri. Ripartire da zero è un disastro e una opportunità. In questa fase meglio vedere il bicchiere mezzo pieno, e puntare tutto – appunto – sull'opportunità. E quindi su imprenditori seri, motivati, capaci di avere un piano a medio e lungo termine, e in grado di ridare un futuro alla squadra, al suo settore giovanile, oltre ad allestire una compagine societaria moderna, agile e in grado di costruire.

In questo momento ci sembra del tutto inutile la caccia alle responsabilità (quelle, ci sembra, sono acclarate). E neppure alimentare le fantasiose teorie del complotto, ne abbiamo ascoltate almeno tre, naturalmente discordanti tra loro. Serve a poco, anzi a nulla.

Quello che conta ora – dopo che il Tar ha sancito l'esclusione definitiva dei biancoverdi – è il futuro. Che deve iniziare il prima possibile.

Su questo punto Ciampi ha una grande responsabilità. Agli occhi della città – sembra un paradosso, ma è così – conterà molto di più sbrigliare in modo positivo questa matassa, piuttosto che fare una scelta o l'altra sulla questione Alto Calore. Ma siamo certi che il sindaco sia perfettamente consapevole di questo.