Due sono rimasti in silenzio, il terzo ha invece risposto, provando ad offrire un sua versione: tutti sono però rimasti in carcere, dove erano entrati lunedì sera. E' la decisione adottata dal gip Loredana Camerlengo, in linea con la richiesta del sostituto procuratore Miriam Lapalorcia, dopo l'udienza di convalida dell'arresto, operato dalla Squadra mobile, dei tre cittadini ucraini – sono difesi dall'avvocato Gaetano Ciarcia - fermati in uno stabile a Sant'Angelo a Cupolo.
Per due di loro – un 32enne ed un 33enne – che si erano spacciati per polacchi grazie a documenti di quel paese con i quali avevano ottenuto in passato carte d'identità italiane e residenza nel centro sannita, l'accusa di possesso di documenti falsi validi per l'espatrio.
Entrambi si sono avvalsi della facoltà di restare a bocca chiusa, a differenza di un loro connazionale, un 39enne, al quale sono state contestate la coltivazione di sostanze stupefacenti e la detenzione abusiva di armi dopo il sequestro di un fucile da caccia tipo doppietta, una pistola lanciarazzi, una bomboletta di gas antiaggressione contenente gas lacrimogeno, e alcune munizioni calibro 9X21. Nella cantina che utilizzava erano stati rinvenuti, inoltre, una serra per la produzione di marijuana con concimi, umidificatori e lampade. Recuperati anche circa 3 chilogrammi di sostanza già essiccata e 7 piante verdi, oltre a numerosissimi utensili ed attrezzi di cui si sospetta la provenienza illecita.
L'uomo ha sostenuto l'uso personale della droga, coltivata al pari di ortaggi e verdure, e di aver pensato che tanto il fucile, quanto la lanciarazzi potessero essere detenuti senza alcun problema, come nel suo Paese. Sia per lui, denunciato anche per ricettazione e furto in concorso di energia elettrica, sia per gli altri due la dottoressa Camerlengo ha disposto, come detto, la custodia cautelare in carcere.
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