Sul dibattito che abbiamo aperto sui piani di protezione civile, che sono assenti o sconosciuti, interviene un esperto, Felice Preziosi, disaster manager. Questa è la sua opinione.
I terremoti prima o poi ritornano, ritornano sempre negli stessi luoghi, e questo è una certezza; non si conosce quando, ma prima o poi ritornano. Ritorna la conta dei morti, dei feriti, dei danni, dei tratti in salvo grazie all’efficiente macchina dei soccorsi ed agli immensi Vigili del Fuoco.
Si perché nel soccorso siamo ormai bravi. Ma il soccorso rappresenta solo la terza del Sistema Nazionale di Protezione Civile, eccellenza nel mondo. Tutti però dimenticano le altre due fasi: la previsione e la prevenzione. Due termini che ad ogni tragedia riecheggiano nelle nostre orecchie.
I terremoti non provocano morti, ma è la trascuratezza dei nostri territori che provoca danni, lutti e distruzione. Ritorna con i terremoti la magnitudo, la potenza sprigionata dall’evento. Sottostimata, sovrastimata; i francesi dicono, gli italiani dichiarano poi ricalcolano...
Ma intanto fra qualche settimana, al massimo qualche mese, tutto tornerà come prima nell’indifferenza più completa verso due aspetti importantissimi quale quello della previsione e della prevenzione.
Mancano previsione e prevenzione. Gli enti locali continuano ad essere impreparati. Ogni cittadino deve sollecitare i propri enti ad adottare e, soprattutto, a pubblicizzare e divulgare adeguatamente, i piani comunali di protezione civile. Molti piani, ancora oggi, sono chiusi nei cassetti dei sindaci: è come non averli. Ci sono comuni, in Campania, che non sono per niente al sicuro. “Occorre mettere in pratica dei seri progetti di messa in sicurezza del territorio”.
E’ il momento di lavorare con maggiore impegno per la diffusione dell’auto protezione, sensibilizzando le istituzioni a fare di più per la mitigazione del rischio, iniziando anche e soprattutto dall'informazione alla popolazione. Tutto ha inizio con la conoscenza dei rischi. Ma soprattutto - occorre lavorare seriamente, per la preparazione di adeguati Piani Comunali di Protezione Civile, che siano provati e testati, aggiornati periodicamente, rendendo partecipe la popolazione al discorso procedurale di gestione delle emergenze”.
Tra i problemi maggiori, c’è quello di una scarsa cultura della sicurezza. Sarebbe fondamentale agire sulla diffusione della cultura della protezione civile. C’è una grave carenza culturale, sarebbe auspicabile far fare una mezza giornata al mese di volontariato a tutti, in particolare ai giovani.
I Piani di Emergenza che devono recepire i programmi di previsione e prevenzione, le informazioni relative ai processi fisici, che causano le condizioni di rischio, ai precursori, agli eventi e agli scenari.
Un piano di emergenza non è altro che il progetto di tutte le attività coordinate e di tutte le procedure che dovranno essere adottate per fronteggiare un evento calamitoso atteso in un determinato territorio, in modo da garantire l'effettivo ed immediato impiego delle risorse necessarie al superamento dell'emergenza ed il ritorno alle normali condizioni di vita.
Il Piano di Emergenza è il supporto operativo al quale il Sindaco si riferisce per gestire l'emergenza col massimo livello di efficacia. Solo attraverso una precisa distribuzione di sforzi volti: a conoscere le vulnerabilità territoriali ed antropiche; a organizzare una catena operativa finalizzata al superamento dell'evento, il Sindaco disporrà quindi di un valido riferimento che determinerà un percorso organizzato in grado di sopperire alla confusione conseguente ad ogni evento calamitoso.
In tempi di pace i piani di emergenza comunale vanno provati, testati, collaudati e quindi periodicamente aggiornati in modo da verificare quali possano essere i punti deboli di una catena di comando di cui bisogna avvalersi in caso di emergenza in modo da rendere efficace ogni tipo di intervento in caso di necessità e quindi quando la normalità venga meno.
L'auspicio e la speranza è che quando si procederà all'approvazione nei rispettivi consigli comunali ci si avvarrà di tecnici qualificati del settore, quale il Disaster Manager, che al momento rappresenta la figura professionale maggiormente in grado di testare, provare e verificare un piano di emergenza comunale.
Prima che sia troppo tardi……perché prima o poi ritornano.