Non ha alcuna voglia di parlare. E' a pezzi, non potrebbe essere altrimenti dopo essere stata travolta da una tragedia impossibile da dimenticare. Con due bambine in tenerissima età da far crescere senza il padre. Il tono della voce al telefono esprime tutto il dolore che Anna sta provando. E' la moglie di Raffaele Pacelli, 38 anni, il barbiere di San Salvatore Telesino ritrovato senza vita, impiccato ad un albero, in un bosco sul monte Pugliano. Era scomparso da quattro mesi, dal 30 dicembre dello scorso anno aveva fatto perdere le sue tracce. Ingoiato da un mistero che si era fatto sempre più fitto.
“Cerchi di immaginare come mi sento”, dice, con estrema cortesia, al cronista. “Come sto? C'è una famiglia distrutta, ho due figlie da tirare su...”. Un giorno dovrà spiegare loro ciò che è purtroppo accaduto. Un epilogo terribile. Devastante. Ha vissuto quattro mesi con il fiato sospeso. Oscillando tra l'angoscia e la paura per le sorti del marito e la fiammella della speranza alimentata, talvolta, da segnalazioni e avvistamenti. C'è chi aveva notato Raffaele a Pozzuoli, chi nella zona della stazione ferroviaria di Beneventto, chi chissà dove.
Lui, Raffaele, l'aveva invece già fatta finita. Portandosi dietro dubbi e tormenti che evidentemente riteneva insuperabili. “Torna a casa, insieme possiamo risolvere ogni problema e affrontare le difficoltà”, avevano ripetuto ossessivamente, attraverso gli organi di informazione, Anna ed i familiari di Raffaele. Non immaginvano certo che quegli appelli, carichi di disperazione, sarebbero stati inutili, che lui non li avrebbe ascoltati. Non avevano mai mollato, anche il tempo non aveva inficiato la convinzione di poterlo riabbracciare. “Non mi aspettavo che compisse quel gesto, sarebbe stato meglio saperlo lontano, ma vivo – conclude Anna -. E ora non saranno certo i giornali, purtroppo, a restituirmi il mio Raffaele”.
Enzo Spiezia