Benevento

Carmine Varricchio, 29 anni, di Benevento, con in tasca una laurea triennale in Economia e Commercio, vive da un anno e mezzo in Australia, a Brisbane, e come tanti giovani italiani lavora da qualche mese in una farm.  Carmine fa parte di quell’esercito di 15mila giovani italiani, di cui ha parlato pochi giorni fa il Corriere della Sera, che si trova in Australia con un visto «Vacanza Lavoro» rinnovabile dopo un anno. Molti subiscono ricatti, abusi e perfino violenze sessuali, lavorando undici ore a notte a raccogliere cipolle nei campi, da quanto racconta la testata nazionale.

«Adesso l'associazione Woofing e tutte le farm che ne fanno parte – spiega Carmine Varricchio - stanno protestando contro il governo, poiché a fine anno 2015 il lavoro volontario non sarà più considerato utile per il rinnovo del visto. Cresce dunque la preoccupazione che nelle normali farm, dove si viene pagati, aumenti ulteriormente lo sfruttamento dei ragazzi. Capisco l'articolo uscito sul Corriere e lo ritrovo in diverse storie sentite qui da altri ragazzi come me, però rappresentano ancora una minoranza in quanto, secondo me, in questo paese chi ha voglia di fare riesce in qualche modo».

La storia di Carmine in Australia inizia nel 2014, spinta dalla voglia di mettersi in gioco in uno dei paesi, attualmente, più ricchi al mondo, per il quale non mancano, specialmente sui social network, riferimenti ad un decantato “Australian Dream”.

 

«Sono arrivato qui a Brisbane dopo due giorni di viaggio e tre di aereo – racconta Carmine.  Ho lasciato l’Italia perché volevo mettermi alla prova nel paese con il più alto benessere al mondo, anche dal punto di vista lavorativo. Quindi ho fatto il visto a gennaio 2014, il biglietto un mese dopo, impiegando otto mesi totali di preparazione, specialmente per la lingua, cercando di eliminare ogni possibile errore.

Giunto a Brisbane dovevo soggiornare per un mesetto circa presso una famiglia australiana, ma sono rimasto lì per circa sei mesi perché sia loro che io ci siamo trovati un amore. Lo stesso proprietario di casa mi ha trovato lavoro, per caso, nel ristorante dove ho lavorato per sei mesi (il visto vacanza lavoro permette di lavorare sei mesi massimo per lo stesso datore di lavoro).

Dopo appena tre mesi di lavoro mi è stato offerto addirittura lo sponsor e un lavoro full time, ma da un po’ di tempo a questa parte il governo australiano richiede un esame di lingua inglese che per pochi punti non ho superato. Quindi, terminati i sei mesi di lavoro e intenzionato a rimanere qui per un altro anno per cercare lo sponsor e avere maggior tempo per studiare la lingua, parto per il lavoro regionale a metà marzo, dove già avevo preso mesi prima contatti tramite l'associazione Woofing, per lavorare in una fattoria di fragole, piselli e pomodori, per ottantotto giorni gratis in cambio di vitto e alloggio. Lavoro dalle sei alle otto ore al giorno per cinque giorni la settimana e due pause di quindici minuti giornaliere, la prima alle 10 e 30 e mezz'ora alle 12 e 30 per il pranzo.

Non mi occupo solo della raccolta di frutta e vegetali, ma di tutto ciò che ruota attorno alla fattoria...dallo spruzzare l'insetticida all'installazione dell'impianto di irrigazione, dal buttare la paglia sui campi, all'impacchettamento dei prodotti. Vivo in un capannone con altri ragazzi giapponesi e uno francese. Il mangiare ce lo compra il farmer e lo cuciniamo noi personalmente, mentre una volta alla settimana ceniamo a casa del farmer e facciamo un barbecue, sempre a spese di quest'ultimo.

Alcune volte accompagniamo il farmer al mercato per vendere i prodotti e ci sono giorni in cui addirittura lavoriamo anche solo quattro ore ...ma raramente. A parte pochissimi episodi di razzismo (9 australiani su 10 mi hanno trattato come se fossi un loro pari e mi hanno sempre chiesto della mia vita e fatto gli auguri per la mia permanenza qui), gli italiani sono ben visti qui...anche perché sono la terza comunità straniera».

Michele Intorcia