“A maggio di due anni fa, all’indomani delle elezioni comunali, invitavo il neo sindaco Mastella a dimostrare finalmente un atteggiamento in controtendenza rispetto ai suoi predecessori dedicando, dopo decenni di incuria, un surplus di attenzione al bistrattato Rione Libertà. A tutt’oggi, poco o nulla è cambiato, né si intravvedono segnali di cambiamento”.
La denuncia arriva dall'ingengere Carlo Principe, presidente del Centro di Aiuto alla Vita - Benevento ONLUS. Al centro della protesta il degrado in cui versa da sempre la “Spina Verde”. Una lunga 'striscia' di riqualificazione urbana che 'taglia' il Rione Libertà e che avrebbe dovuto rappresentare il funlcro della riqualificazione attesa da decenni del popoloso rione cittadino. Evidentemente, invece, non è stato così, anzi.
“Per togliere la vergogna di un’area ridotta a una discarica a cielo aperto – rimarca Principe -, il Centro di Aiuto alla Vita, da un anno ormai, cerca di sopperire a questo abbandono curando il decoro nell’area grazie all’opera volontaria dei suoi assistiti che offrono il loro servizio – pulizia e giardinaggio – a titolo gratuito e da privati cittadini. Tutti – scrive il responsabile della Onlus -, passeggiando per la spina verde, possono constatare i risultati di questo lavoro.
Ma il CAV non può risolvere tutto, ovviamente, e per questo cerca disperatamente supporto dagli assessori preposti nel tentativo di risolvere qualche problema non alla sua portata.
Uno di questi sono le panchine installate all’interno della spina verde di cui una mezza dozzina è andata distrutta. I politici ne hanno attribuito la colpa ai vandali e agli inizi lo pensavo anch’io. Poi ho scoperto – spiega Principe - che questi manufatti presentano un difetto d’origine: i pesanti blocchi di marmo sono assemblati con soli collanti applicati su piccole superfici. Per cui basta sedersi sullo schienale (è l’abitudine dei ragazzi) che lo stesso finisce per cedere abbattendosi sulla seduta frantumandosi entrambi in mille pezzi. Non è necessario essere ingegneri per capirlo, bastando un po’ di buon senso. In ogni caso la mia ipotesi ha avuto conferma da un testimone che ha visto cedere una panchina esattamente nel modo che ho descritto.
Constatato ciò, e preoccupato del futuro delle restanti panchine – perché prima o poi faranno tutte la stessa fine – e paventando soprattutto il rischio di infortuni (si tratta di grossi blocchi di pietra!), ho interessato l’assessore ai lavori pubblici invitandolo a consolidare le strutture con perni d’acciaio, ad esempio. Gli ho chiesto pure di ridistribuire le panchine superstiti in maniera più rispondenti alle esigenze dei cittadini.
Invece l’avvocato Pasquariello, non solo non si è mosso, ma mi ha anche contestato la tesi del pessimo montaggio delle panchine. Circa la ridistribuzione di quelle restanti, mi ha così liquidato: 'è meglio che restino dove sono'.
Se Pasquariello è così sicuro del fatto suo immagino che si assumerà la responsabilità del danno erariale e dei possibili infortuni quando avverrà il prossimo – inevitabile - collasso dei manufatti.
Un’altra croce per i cittadini del Rione sono le vasche nella zona San Modesto della spina verde.
Dovevano esserci fontane zampillanti e acqua corrente e invece ci sono ristagni di acqua putrida con presenza di zanzare e altri grossi insetti. I cittadini che abitano nei paraggi, nel patetico quanto inutile tentativo di attenuarne i cattivi odori versano nell’acqua prodotti chimici vari. La domanda è: chi si preoccupa della loro salute?
Non parliamo dell’Auditorium e della Mediateca le cui porte sono ancora sfondate da cui entrano persone che distruggono quel poco che resta da distruggere o che fanno cose innominabili. Alla faccia dei vari roboanti, quanto fumosi, accordi con enti esterni che dovevano prendersi cura di questi impianti.
Unica luce in mezzo a tanto buio resta la società Artistica che, con il suo dirigente ingegnere Colella, ha finalmente riportato all’efficienza i lampioni della spina verde intervenendo ad ogni mia segnalazione. Grazie anche all’ing. De Figlio dell’Ufficio Tecnico che mi ha messo in contatto con questa società.
In questo quadro desolante resta la drammatica situazione del CAV che, per non interrompere il suo servizio alla Vita nascente con l’assistenza alle 70 mamme e gestanti che ogni anno chiedono aiuto, e in quasi totale solitudine, cerca disperatamente di restare a galla con un profondo rosso che ammonta ormai a quasi 30 mila euro. E deve sopravvivere almeno fino al 2020 allorquando la campagna del 5xmille fatta quest’anno darà i suoi frutti. A meno che qualcuno non si commuova e ci dia una mano.
Come il sindaco, ad esempio, il quale potrebbe onestamente (e finalmente) riconoscere l’utilità sociale che il CAV svolge per il Rione e prendere in esame la richiesta, finora ignorata, di erogare il contributo di 10 mila euro.
Con una piccola somma Mastella impedirebbe la morte del CAV e vantarsi – diversamente degli inutili accordi che citavo prima - di aver fatto finalmente qualcosa per la “spina verde” curata con serietà proprio dal CAV. Sì, perché a parte la riparazione degli infissi nei fabbricati, per il resto non ha fatto nulla di ciò che il parroco dell'Addolorata aveva chiesto (l’energia elettrica nella sede del CAV, il ripristino degli impianti di irrigazione, i fabbricati, gli arredi, ecc). Ho un sogno: trovare finalmente un politico beneventano di cui parlare bene...”.