Benevento

Va da sé – anzi, è fin troppo banale sottolinearlo- l'importanza dell'autodifesa: la capacità, cioè, di resistere agli assalti, senza farsi incantare dalle sirene che intonano la melodia del cuore, quella in grado di scardinare ogni barriera.

Facile a dirsi, più complicato a farsi. E la difficoltà non riguarda soltanto gli anziani, i più esposti, naturalmente, al rischio delle truffe. Perchè, seppure con una frequenza inferiore, nella lunghissima lista degli episodi compaiono anche quelli ai danni di persone più giovani. Insomma, quando la trappola scatta, c'è la possibilità che dentro possano finirci mani e piedi un po' tutti.

L'implicazione anagrafica non può però diventare un'aggravante per quanti hanno dovuto fare i conti con esperienze che, soprattutto ad una certa età, vengono accompagnate da uno strascico emotivo destinato a durare a lungo. Gettare soltanto la croce su un pensionato che ha creduto che al telefono ci fosse davvero un figlio o un familiare - e che per questo non ha lesinato gli sforzi nella convinzione che sarebbero stati utili ad aiutarlo-, precipitandolo, di fatto, in una condizione di 'colpa' che inevitabilmente già lo affligge, significa però costruirsi, con gli strumenti del fatalismo, un alibi rispetto a fenomeni criminosi che possono colpire chiunque.

Azzerare i reati è praticamente impossibile, provare a ridurli è opera fattibile. Non con i proclami al vento, che se li porta, ma con un'attenzione a tutto ciò che si muove sul territorio. Compito per nulla agevole, sul quale insistere senza soluzione di continuità. Nella speranza che serva ad evitare, a limitare l'eventualità di dover un giorno, noi, non raccontare, ma vivere in presa diretta ciò che è già toccato ad altri. Quelli che magari abbiamo già giudicato: “Ma come hanno fatto a non capire che li stavano truffando?...”.

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