di Federico Festa
“In questo ospedale non ci sono più le condizioni per garantire ai pazienti tutte le possibilità che la ricerca e la tecnologia sanitaria attualmente offrono. Abbiamo attrezzature ferme al 2004 e non c'è verso di ottenere dall'azienda l'attenzione necessaria per risolvere problemi, come se occuparsi della salute dei cittadini fosse una missione personale di noi medici e non lo scopo comune di tutto l'ospedale”.
Sedici anni al Rummo, una intera vita dedicata alla medicina e in particolare alla chirurgia vascolare, il professor Elio Franco lascia l'azienda ospedaliera sannita con un atto d'accusa che svela le mille contraddizioni di una gestione della sanità slabbrata tra affarismi, politica ottusa e vere incompetenze amministrative. Elio Franco è solo l'ultimo dei tanti big che hanno lasciato l'azienda ospedaliera negli ultimi mesi.
Un esodo diffuso che, adesso, inizia a far paura.
La chiave di lettura dell'ex direttore di Chirurgia vascolare è impietosa: “Ci sono soltanto due ragioni per spiegare quanto sta accadendo al Rummo”, commenta molto amareggiato il primario, “o siamo di fronte ad un piano politico per smantellare la realtà di Benevento o, molto più preoccupante, siamo vittime di una incompetenza amministrativa. Due possibilità, non ne esistono altre”.
Come dire, se tutto va bene siamo rovinati. Più nel male che nel bene il Rummo, da mesi oramai, è al sì al centro di un braccio di ferro politico tra il Pd locale che, per quel che può, usa di riflesso il potere d'intervento del commissario-governatore De Luca, ma è anche alle prese con un impoverimento professionale che non ha eguali. A parte i pensionamento, prima del direttore di Chirurgia vascolare altri stimatissimi medici hanno abbandonato l'Azienda ospedaliera per affrancarsi in altre strutture della Campania. Il direttore generale Renato Pizzuti, come già spiegato uomo tutto Rummo e palazzo Santa Lucia, sembra assistere inerme (o impotente) a tutto questo senza darsene minimamente preoccupazione, nell'illusione che agendo in nome e per conto di un mandato politico tutto gli sia consentito, magari anche mostrarsi indifferente alle esigenze dei pazienti, come rivela lo stesso primario: “Ogni volta che sollecitavo attenzione per le liste d'attesa o andavo a segnalare l'esigenza di risolvere problemi legati ai degenti, in direzione ti guardavano in faccia come se venivi da Marte, quasi deridendoti e facendoti pensare che parlare di funzionalità o di efficienza fosse una esigenza tua non dell'ospedale. Del resto, basta vedere in quali condizioni si trova il pronto soccorso, che dovrebbe essere il biglietto da visita di un ospedale ma che, al contrario, al Rummo ne rappresenta tutto il decadimento”.