di Marco Festa
Continua a tenere banco il "caso Finworld". Come ormai noto, ieri la FIGC ha comunicato ufficialmente che le fideiussioni stipulate con la S.p.A. sopra citata, e presentate da alcune società di Serie B e Serie C a corredo delle domande d'iscrizione ai rispettivi campionati, sono da ritenersi emesse “sine titulo” ed essere, perciò, sostituite entro il prossimo 28 settembre, dagli stessi club, per evitare un'ammenda pecuniaria e una penalizzazione in classifica. La notizia ha scatenato la dura replica a mezzo nota dell'U.S. Avellino di Walter Taccone, estromessa dalla Serie B proprio per le ormai famigerate problematicità legate alle fideiussioni, tra cui proprio una Finworld (presentanta, in ogni caso, in colpevole in ritardo, ndr). La società irpina ha denunciato “trattamenti discriminatori” per essere stata esclusa dal calcio professionistico, testualmente per “un'irregolarità molto meno grave".
E così, il 13 settembre, dinanzi al Tar del Lazio, dove si tornerà dopo la bocciatura della richiesta della sospensiva d'urgenza avverso l'esclusione dal torneo Cadetto dello scorso 7 agosto, la difesa dell'Uesse, rappresentata dallo studio Lentini di Salerno, ha ovviamente deciso di presentare anche il contestato comunicato numero 59, del 30 agosto, della FIGC. Un atto pressoché scontato, che non aumenta le chance - più che ridotte - di riammissione alla categoria andata dispersa, ma che apre scenari decisamente più concreti in sede di Consiglio di Stato. Il più realizzabile obiettivo è, infatti, quello di un sostanzioso risarcimento. A confermalo, in collegamento telefonico con il canale 696 TV Otto Channel, l'avvocato Eduardo Chiacchio (clicca qui per rivedere il servizio andato in onda nel TG News delle 19:45)