di Simonetta Ieppariello
Una scia senza fine. Una scia di morte. Una scia di croci, di 25 croci. Il dramma Isochimica conta un’altra vittima. Un altro ex scoibentatore della fabbrica killer di Borgo Ferrovia è morto nei giorni scorsi.
Domani si terrà l’autopsia, che chiarirà le cause del decesso del 65enne avvenuto nei giorni scorsi a Napoli. Da chiarire se l’amianto respirato, mentre in squadra con altri scontentava a mani nude l’amianto in quella fabbrica, possa aver contribuito al decesso dell’uomo che si trovava in una delle strutture detentive del napoletano.
Le croci, le morti
G. C. le sue iniziali. Storie volti e nomi. Uomini e ragazzi che negli anni ottanta lavoravano a Borgo Ferrovia, che in quel lavoro avevano visto la loro speranza di vita e futuro e che invece, dopo anni, hanno visto che i loro amici, loro stessi si ammalavano.
Era anche lui addetto alla bonifica delle carrozze, anche lui compare nei registri che raccolgono, nel processo infinito degli ex lavoratori, i nomi delle parti offese. Sono 28 gli imputati. Un processo senza fine e la rabbia di chi negli anni ha visto morire i propri amici in attesa di giustizia. In capannoni inadeguati si scoibentava amianto “a cielo aperto” negli anni ottanta: gli operai decoibentavano a mani nude e senza nessuna protezione i vagoni ferroviari di amianto delle Ferrovie dello Stato.
Operai poco più che ventenni, alla prima esperienza lavorativa, lavorarono inconsapevolmente a contatto con l’amianto che rimuovevano dagli involucri dei vagoni ferroviari. Tutta la flotta di Ferrovie dello Stato fu trattata ad Avellino. Decoibentata e ricoibentata.
L'Isochimica nacque nell’82 quando l’imprenditore Elio Graziano assunse 330 operai con la promessa di lavoro e futuro, il riscatto dei giovani terremotati. Non furono a conoscenza dei rischi a cui erano esposti per anni. Sul social intanto scorrono i messaggi di amici ed ex colleghi.
Lo sfogo dell'ex lavoratore
«Caro Assessore da amico - scrive sul social un ex lavoratore -,ti consiglio di non ergere l'Isochimica a Simbolo della tua politica ...!!!! - scrive Mario in un post ricordando che un altro ex lavoratore è morto in attesa di Giustizia -.
Sono trent’anni che denunciamo e non riuscite a far bonificare l'area infestata dall' amianto . Sono due anni che celebriamo un processo per vedere alla sbarra i colpevoli che ci hanno ucciso,rinvii perché nevica a giugno, rinvii perché l’avvocato è colto da una colica, rinvii perché il teste è assente perché è ammalato e tanto altro ancora. Caro Assessore mi dai lo spunto per dire ai miei colleghi ,di uscire dal letargo,li avviso che ci sono buone possibilita' di rinvio della prossima udienza ma( spero di no??) e sono portatore di un ulteriore brutta notizia è morto un altro nostro collega ,la sua salma è a Napoli per Autopsia. per capire quale è stata la causa della sua morte..!!! Caro Assessore ti ricordo ancora che ci sono ancora 40 lavoratori ammalati e certificati dalle istituzioni . tanti altri enti si mettono di traverso..!!!! Caro Assessore quindi fai la tua politica ,se citi noi ,in trenta anni i tuoi buoni propositi non li risolvi..!!!!! Con affetto un ex Isochimica». Il riferimento di Mario, un ex lavoratore, è all’assessore Mingarelli che annuncia che proprio l’Isochimica sarà il simbolo di Avellino. Una iniziativa tesa a puntare luci sul borgo dimenticato.
Dunque, se confermato il nesso tra la morte del 65enne e l’esposizione all’amianto si tratterebbe del 25esimo morto a causa dell’Ischemica. Lo scorso marzo era morto Nicola Montanaro, devastato dal cancro che lo aveva ridotto a pesare poco più di quaranta chili. Il corpo martoriato dal cancro di Nicola, come quelli dei suoi amici, restano i simboli del dramma dell’ex fabbrica killer.
Il 2017 aveva quasi fatto sperare che la conta dei morti dell'Isochimica si fosse arrestata. Invece non è così. Ma l’amianto ha continuato a uccidere: Nicola Montanaro, 63enne di Avella, è morto dopo anni di sofferenza. Ex scoibentatore lasciava la moglie e tre figli per un tumore gastrointestinale misto all'asbestosi, che gli è stata anche riconosciuta. Il suo corpo, ormai più che esile nelle ultime drammatiche settimane passate presso il reparto di oncologia del "San Giuseppe Moscati", dopo un drastico peggioramento, era pieno di metastasi che gli avevano totalmente compromesso le funzioni respiratorieE con lui le altre croci, la scia che non si ferma di morte, l’elenco di nomi e vite spezzate.